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16 | 01 | 2021
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 alex2L’islam tradito

Lo spettro degli attentati terroristici orchestrati dalle frange estremiste del mondo musulmano torna ad affacciarsi nel cuore stesso dell’Europa, con l’intento di minarne, oltre che l’assetto democratico, anche quella laicità che lo sostanzia e che garantisce a tutti i suoi cittadini una libertà di credo che è riflesso principe di una tolleranza autentica, condizione imprescindibile per una convivenza pacifica e potenzialmente feconda tra sensibilità e culture differenti.

Quando questo quadro pazientemente costruito viene messo a repentaglio da eventi tragici ed efferati, è facile, ahimè, assistere al proliferare di sentenze perentorie e dozzinali, che, specie nel nostro Occidente capace di operare infiniti distinguo negli ambiti più disparati salvo che in quello religioso, identificano l’islam con questa componente oltranzista e violenta. In verità, il richiamo ad aspetti religiosi rappresenta non soltanto un pretesto, ma assai più un tradimento degli aspetti fondanti del messaggio di Mohammad contenuto nel Corano.

 La pacifica e arricchente convivenza con l’islam non rappresenta un auspicio, ma una realtà consolidata in diversi Paesi europei, dove il confronto si realizza secondo modalità articolate, che vanno dal dibattito culturale alle occasioni di convivialità: avendo preso parte in più circostanze ad entrambe le tipologie di iniziativa, oggi sento la responsabilità e il dovere civico di rimarcarlo.

Mi amareggia e mi preoccupa non poco il clima di “scontro di civiltà” che, parafrasando il titolo della celebre opera di Samuel Huntington, da più parti si continua a fomentare: islam e laicità non sono affatto realtà incompatibili; lo sono democrazia e fondamentalismo, ma si tratta di un binomio diverso, rispetto al cui significato non dobbiamo consentire che vengano operati indebiti e non di rado intenzionali fraintendimenti. A non poter convivere, a ben guardare, sono piuttosto un sistema di diritto fondato sulla laicità quale unica garante affidabile della convivenza civile e un integralismo che prova maldestramente a delegittimarlo attraverso il ricorso alla violenza, che è un’arma esecrabile e non certo un argomento. Ed è proprio l’assenza di ragioni, a giudizio di chi scrive, ciò che preclude un futuro al fondamentalismo religioso di qualsiasi matrice; ma, affinché la strategia che esso persegue venga colta nei suoi propositi più subdoli e nei suoi risvolti più inquietanti, l’unico strumento che possa rivelarsi efficace è la cultura, che ne disinnesca le velleità e ne denuncia la delirante vacuità.

Per questo rimango dell’avviso che il compito precipuo che attende quante e quanti intendono contrastare l’oscurantismo pseudo-religioso consista nel rifuggire ogni logica di contrapposizione sterile e frontale, che dell’altro offre soltanto una visione stereotipata che non soltanto alimenta un falso conflitto, ma contribuisce persino a crearlo. Sta a noi, pertanto, insieme con la componente rilevante e ampiamente maggioritaria del mondo musulmano moderato, affermare a chiare lettere che terrorismo e islam sono, in verità, realtà incompatibili, a tal segno che là dove si afferma l’uno l’altro non può che dileguarsi. Questo soltanto può contribuire ad evitare quella stigmatizzazione che è figlia dell’ignoranza e che aggiunge orrore all’orrore, seminando un odio che è figlio dell’insipienza e dei suoi nefasti, intenzionali equivoci.

Alessandro Esposito, pastore valdese (3 novembre 2020)

 

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