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11 | 08 | 2020
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 eliaLa vedova di Sarepta
 

Animazione teologica: una donna portatrice di speranza nella precarietà
Premessa

A partire dal testo biblico della “vedova di Sarepta” (1 Re 17) interrogarci sulla precarietà della vita senza ignorare le  possibilità/opportunità, a volte inaspettate, di cambiamento.
 

Partenza

Non ho nomi. Mi chiamano “la vedova di Sarepta”, sono una donna anonima, faccio parte del popolo e cerco di  sopravvivere. Un giorno ho incontrato il profeta Elia; aveva fame, e l’ho nutrito con il poco che avevo. Da allora, io, mio figlio e il profeta Elia abbiamo sempre avuto da mangiare, nonostante la carestia. Poi è successa la tragedia: il mio  unico figlio si è ammalato e non respirava più! Mi sono arrabbiata con Elia ma il profeta è stato incredibile: è riuscito a guarire e a risvegliare mio figlio. E’ così che ho capito che Elia era un profeta del Dio vivente.
 

Tappa 1
Un/a partecipante legge il testo biblico: 1Re 17,1-18,2
Il profeta Elia al torrente di Cherit
(Gm 5:16-17; Ap 11:6)(Sl 37:18-19; De 8:3; Fl 4:19)(Is 45:5-8; Gr 10:5-16)

17,1 Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Galaad, disse ad Acab: «Com'è vero che vive il SIGNORE, Dio d'Israele, che io servo, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola». 
2 La parola del SIGNORE gli fu rivolta in questi termini: 3 «Parti di qua, va' verso oriente, e  nasconditi presso il  torrente Cherit, che è di fronte al Giordano. 4 Tu berrai al torrente, e io ho comandato ai corvi che là ti diano da  mangiare». 5 Egli dunque partì, e fece secondo la parola del SIGNORE; andò e si stabilì presso il torrente Cherit, che è  di fronte al Giordano. 6 E i corvi gli portavano del pane e della carne la mattina, e del pane e della carne la sera; e  beveva al torrente. 7 Ma di lì a qualche tempo il torrente rimase asciutto, perché non pioveva sul paese.  

Elia a Sarepta
(Lu 4:25-26; Mt 10:40-42) 2R 4:1-7, 42-44; 2Co 9:8-10

8 Allora la parola del SIGNORE gli fu rivolta in questi termini: 9 «Àlzati, va' ad abitare a Sarepta dei Sidoni; io ho  ordinato a una vedova di laggiù che ti dia da mangiare». 10 Egli dunque si alzò, e andò a Sarepta; e, quando giunse alla  porta della città, c'era una donna vedova, che raccoglieva legna. Egli la chiamò, e le disse: «Ti prego, vammi a cercare un po' d'acqua in un vaso, affinché io beva». 11 E mentre lei andava a prenderla, egli le gridò dietro: «Portami, ti  prego, anche un pezzo di pane». 12 Lei rispose: «Com'è vero che vive il SIGNORE, il tuo Dio, del pane non ne ho; ho  solo un pugno di farina in un vaso, e un po' d'olio in un vasetto; ed ecco, sto raccogliendo due rami secchi per andare a cuocerla per me e per mio figlio; la mangeremo, e poi moriremo». 13 Elia le disse: «Non temere; va' e fa' come hai  detto; ma fanne prima una piccola focaccia per me, e portamela; poi ne farai per te e per tuo figlio. 14 Infatti così dice il SIGNORE, Dio d'Israele: "La farina nel vaso non si esaurirà e l'olio nel vasetto non calerà, fino al giorno che il  SIGNORE manderà la pioggia sulla terra"». 15 Quella andò e fece come Elia le aveva detto; lei, la sua famiglia ed Elia ebbero di che mangiare per molto tempo. 16 La farina nel vaso non si esaurì, e l'olio nel vasetto non calò, secondo la parola che il SIGNORE aveva pronunciata per bocca d'Elia.
 


Elia risuscita il figlio della vedova di Sarepta
2R 4:8-37; At 9:36-42; Eb 6:10

17 Dopo queste cose, il figlio di quella donna, che era la padrona di casa, si ammalò; e la sua malattia fu così grave, che egli cessò di respirare. 18 Allora la donna disse a Elia: «Che ho da fare con te, o uomo di Dio? Sei forse venuto da me per rinnovare il ricordo delle mie iniquità e far morire mio figlio?» 19 Egli le rispose: «Dammi tuo figlio». Lo prese dalle braccia di lei; lo portò su nella camera di sopra, dove egli alloggiava, e lo coricò sul suo letto. 20 Poi invocò il SIGNORE, e disse: «SIGNORE mio Dio, colpisci di sventura anche questa vedova, della quale io sono ospite, facendole morire il figlio?» 21 Si distese quindi tre volte sul bambino e invocò il SIGNORE, e disse: «SIGNORE, mio Dio, torni, ti prego, l'anima di questo bambino in lui!» 22 Il SIGNORE esaudì la voce d'Elia: l'anima del bambino tornò in lui, ed egli visse. 23 Elia prese il bambino dalla camera di sopra e lo portò al pian terreno della casa, e lo restituì a sua madre, dicendole: «Guarda! tuo figlio è vivo». 24 Allora la donna disse a Elia: «Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio, e che la parola del SIGNORE, che è nella tua bocca, è verità».

Elia e Abdia
(Gr 38:7-13; 39:15-18) Sl 112:1, 5-9
18,1 Molto tempo dopo, nel corso del terzo anno, la parola del SIGNORE fu rivolta a Elia, in questi termini: «Va',  presèntati ad Acab, e io manderò la pioggia sul paese». 2 Elia andò a presentarsi ad Acab. La carestia era grave in  Samaria.
Tappa 2: lavoro sul testo biblico
Adesso ci dividiamo in gruppi di lavoro (5-6 pers) e vi faccio alcune domande sulla mia vicenda con il profeta Elia. Ho bisogno delle risposte di ogni gruppo per capire ciò che mi è capitato…
1) Se ho incontrato Elia, è stato a causa dei suoi problemi con il re Acab. Che cosa avviene in 1 Re 17, 1-7 e in 1 Re 18, 2?  Per saperne di più sul re Acab potete leggere 1 Re 16, 26-34 e/o 1 Re 21.
2) Tra questi due episodi c’è il mio incontro con Elia. E forse Elia ha trovato il coraggio di affrontare il re Acab proprio perché ha incontrato me! E’ stato un periodo strano e speciale per me, un periodo in cui sono accadute molte cose nella mia vita. Il testo che avete letto mi presenta con diversi nomi, quali sono?
3) Mi piacerebbe che il vostro gruppo rivivesse alcune scene della mia vita. Potete mimarle o rappresentarle. Per  esempio mi piacerebbe che rappresentaste la scena dei vv. 10-12, o quella dei vv. 15-16, o quella dei vv. 17-18 o  ancora quella dei vv. 23-24.
4) In ognuna di queste scene ci sono diversi oggetti che vengono scambiati, offerti o donati. Quali sono questi oggetti? Avete degli oggetti simili a casa vostra? Qual è il punto comune a tutti questi oggetti?
5) Ma in tutta la mia storia con Elia non ci scambiamo solo oggetti ma anche parole. Io per esempio dico tre volte a Elia cose che so. Rileggete i versetti 12, 18 e 24. Di che cosa si tratta?
Ma anche Elia mi dice qualcosa che sa. Rileggete i vv. 13, 14 e 23. Di che cosa si tratta? Ed Elia dice anche qualcosa che sa a Dio. Rileggete i vv. 20-21. Di che cosa si tratta?

6) La storia che vi ho raccontato è strana perché sembra che due forze opposte si alternino. Una forza va verso l’esaurimento della vita e l’altra va invece verso il mantenimento, il prolungamento e il consolidamento della vita. Alcuni esempi. l’annuncio del v. 17,1, il torrente asciutto (v. 7) o l’ultimo pugno di farina che mi è rimasto (v. 12) vanno verso l’esaurimento delle forze. Cercate altri elementi che vanno nella stessa direzione!
 

7) Trovate invece elementi della mia storia che vanno nel senso opposto, cioè verso il prolungamento della vita.
Tre informazioni complementari:
- la storia del profeta di Elia fa parte di un ciclo (Elia-Eliseo). La storia di Elia inizia in 1 Re 17 e va fino a 2 Re 2.

- il villaggio di Sarepta è un villaggio straniero in Fenicia (non fa parte di Israele). La nemica più accanita di Elia, la regina Izebel, moglie di Acab, è proprio della Fenicia.
 
- che cosa fa Izebel? E’ la moglie del re Acab; eppure fa mangiare alla sua tavola centinaia di profeti di Baal, il dio della fertilità, della pioggia e della tempesta. “Baal” è un termine generico che significa “signore” nel senso di “dio” e di “marito”. Accanto a Baal esistono anche delle dee della fertilità. L’elemento interessante è che la parola usata per  chiamare la vedova di Sarepta al v. 17  (trad. “padrona di casa”) è esattamente quella che viene usata per parlare di queste divinità femminili. Come se la donna comune, la donna semplice, avesse preso il posto delle dee sacre.

Ripresa in plenaria delle risposte dei diversi gruppi
Excursus

Per fare una pausa nel nostro percorso accanto a Elia e alla vedova di Sarepta ho pensato di dirvi alcune cose su un  capitolo del libro della teologa cattolica americana Elizabeth Johnson. Il libro, non ancora tradotto in italiano, si intitola Quest for the Living God. Mapping frontiers in the theology of God (2007), cioè “Ricerca sul Dio vivente. Tracciare  confini nella teologia di Dio”. Perché questo libro? Perché, come sapete, il vostro pastore Alessandro Esposito, nel suo tentativo di scuotere le menti e le intelligenze nella nostra chiesa in merito a nuovi possibili confini della teologia, è stato colpito dal destino di questo libro e della sua autrice. Infatti, la conferenza episcopale statunitense ha respinto diverse tesi di questo libro, pur scritto da una teologa di fama internazionale e riconosciuta in molti ambienti, e ha fatto pesare su Elizabeth Johnson il sospetto di… eresia.
 
Vorrei quindi usare questi pochi minuti per darvi un assaggio di questo libro e per cantare un inno! Infatti il  capitoletto che ho scelto di presentarvi si trova all’interno di un ampio capitolo dal titolo “Dio che distrugge le catene”. La Johnson parte dallo scandalo e dallo sfruttamento degli schiavi africani nelle piantagioni americane (XVIII-XIX  sec.), dalla loro progressiva cristianizzazione, e soprattutto dalla loro interpretazione novatrice e liberatrice  dell’Evangelo. E, come esempio di questa comprensione liberante di Cristo, Elizabeth Johnson parla della creazione dei canti cosiddetti “spirituals”, cantati oggi in tutte le chiese del mondo, spesso senza che i credenti sappiano che gli “spirituals” sono creazioni originali degli schiavi. Questi canti contengono una chiave di lettura dei testi biblici. Alla fine di questo momento di zoom canteremo insieme uno di questi spirituals, “Were you there?”. L’elemento che colpisce di più nell’analisi della Johnson del “Dio che distrugge le catene” è quello del rovesciamento dell’idea di Dio. Infatti il Dio trionfante e onnipotente dei padroni bianchi si trasforma per gli schiavi nel Dio creatore dell’essere umano, di tutti gli esseri umani. Questa consapevolezza di un Dio creatore di tutti spinge gli schiavi verso una certa “autonomia morale” (p. 116). La religione degli schiavi è caratterizzata in particolare da due eventi biblici di sofferenza e di liberazione:  sono l’esodo dall’Egitto e la croce della risurrezione di Cristo. L’importanza del racconto dell’Esodo che porta Israele dalla schiavitù alla libertà è evidente; c’è una vera e propria identificazione tra gli schiavi delle piantagioni americane e gli ebrei in Egitto. Per quanto riguarda invece l’evento della croce, la Johnson sottolinea l’interpretazione “più rischiosa” (delle interpretazioni abituali) che ne fa il cristianesimo della schiavitù. Traduco solo una parte dell’analisi di Elizabeth Johnson: “Siccome Gesù stesso ha sofferto, egli conosce le sofferenze degli schiavi. C’è una specie di intimità nel dolore che li sostiene nella loro sofferenza. La risurrezione dalla morte di Cristo trasmette speranza in Dio, non nel senso di spostare l’attenzionedalla terra verso il cielo, ma nel senso di rafforzare la speranza nella lotta qui e ora control’ingiustizia. Riprendo le parole del teologo afroamericano James Cone che dice: ‘credere nel cielovuol dire rifiutare di accettare l’inferno sulla terra.’ La consapevolezza che la speranza in un mondomigliore ha radicato negli schiavi permette loro di intravedere il loro futuro con più forza di lotta.La contraddizione palese tra l’ingiustizia che gli schiavi devono affrontare e la giustizia promessa da Dio in Cristo rafforza la loro fede e la loro resistenza quotidiana.” (p. 117)

Arriviamo al nostro canto. “Were you there when they crucified my Lord?”, c’eri tu quando hanno crocifisso il mio Signore? Non si tratta per niente di una glorificazione della passione o della sofferenza. Per la teologia degli schiavi Dio incontra l’essere umano nella passione di Gesù. La sofferenza di Cristo è condivisione della nostra sofferenza, e non va esaltata ma riconosciuta come espressione di solidarietà con chi soffre. Per gli schiavi, con la passione di Cristo, il loro “valore” non è più definito dai loro proprietari bianchi, ma da ciò che Gesù ha detto e ha fatto per loro. Di conseguenza il lamento “c’eri tu quando hanno crocifisso il mio Signore” significa che, nella croce, la loro vita di schiavitù acquisisce un vero significato e una dignità ancora calpestata ma da conquistare.
 Cantiamo! Impariamo e cantiamo “Were you there?”

Tappa 3: cambiare modo di vedere la vita

La mia storia ci fa riflettere sul passaggio dall’esaurimento all’arricchimento, alla ripresa, sempre possibile, della vita. Nella nostra storia, noi protagonisti, dobbiamo “transitare” per un periodo di precarietà durante il quale la morte  minaccia ancora la vita, e durante il quale è necessario rischiare tutto per andare avanti. Vi ricordo tre elementi della nostra storia che rispecchiano questa fase di precarietà:

 1) al v. 7 Elia deve lasciare il torrente dove non c’è più acqua per recarsi in una terra straniera, nel paese di Izebel, sua nemica mortale;
2) al v. 13 condivido con Elia le ultime provviste che possiedo, senza sapere cosa succederà dopo;
3) al v. 20 Elia decide di provare a restituire la vita a mio figlio e prega Dio senza conoscere la risposta alla sua preghiera; Per superare questo momento di grande precarietà, tutti noi diamo ciò che abbiamo. Così accediamo a una vita arricchita che non è certo una vita di grande abbondanza, ma nella quale ci sarà a sufficienza per vivere. In questo modo anch’io cambio il mio sguardo sulla vita. Riconosco che il profeta non è colui che viene a giudicarmi o a chiedere conto della mia vita passata, ma è colui che viene per vivere con me nella solidarietà, per aiutarmi ad affrontare i  momenti più difficili della mia vita. In fondo capisco ciò che il re Acab non ha capito.

Tappa 4: attualizzazione / appropriazione
Spunti per la discussione:

Si può scrivere questi spunti su un cartello grande, così tutti li vedono. Discussione in pleniaria.
 1) Per Elia come per la vedova di Sarepta, la prima esperienza di incontro con Dio è quella di un Dio che li nutre fisicamente. Nel nostro contesto attuale, che cosa significa affermare che il nostro Dio è un Dio che nutre il suo popolo?
 2) Dio non vuole la morte di nessuno, e il profeta Elia non è venuto a esercitare una giudizio, ma perché ci sia una  presenza benevola accanto a questa donna. Come possiamo annunciare oggi questo Dio di compassione, soprattutto  alle donne che vivono in situazioni di disuguaglianza, di oppressione o di violenza?
3) Una grande domanda irrisolta sorge: se affermiamo che il nostro Dio è il Dio della vita, che vuole il benessere delle persone, da dove provengono il male e la sofferenza? Anche se Dio non vuole il male, perché lo permette?
E’ l’argomento del libro di Giobbe. Ci si potrebbe chiedere: Dio ci invia forse delle prove? Le sofferenze e il dolore sono utili a qualcosa nella nostra vita? O rimangono un mistero che non possiamo né capire né accettare (come Giobbe,  come la vedova di Sarepta)?
4) Conoscete esempi concreti di donne o associazioni di donne che si impegnano in modo particolare per difendere,  arricchire, prolungare o curare la vita? Possiamo pensare al premio Nobel per la Pace 2011, Ellen Johnson Sirleaf (Liberia, metodista, società basata sulla pace).

Studio Biblico «Con Occhi di Donna» (I Re 17)  con la pastora Janique Perrin - 10 febbraio 2012

 
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