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sepolcroGesù e la Maddalena
 
In passato, si è fatta confusione sulla figura di Maria Maddalena. L’averla identificata con la peccatrice anonima dell’evangelo di Luca (Lc 7,36-50) ha generato l’immagine della Maddalena pentita, che non è dei vangeli, secondo i quali ella va colta, innanzitutto, accanto al sepolcro vuoto.
Affidare l'intelligenza della fede a narrazioni comporta aprirsi al rischio dell'interpretazione. Non basta più accogliere, occorre anche decifrare. Ciò è particolarmente vero nel quarto vangelo, in cui il personaggio di Maria Maddalena riveste un ruolo importante e decisivo. Qui, a differenza degli altri vangeli, ella non vede da lontano la morte di Gesù, al contrario la Maddalena sta coraggiosamente sotto la croce accanto a Maria e al discepolo amato (Gv 19,25). Poi, il primo giorno della settimana, si reca, da sola, al sepolcro. Ora inizia un brano articolato in cui la presenza della Maddalena incornicia la movimentata scena della venuta al sepolcro di Simon Pietro e del discepolo amato (Gv 20, 1-18). Tutti i versetti sono ricchi di rimandi e di significati simbolici. Ci concentreremo, essenzialmente, sui primi due e su quelli dall’11al 18. Infine esamineremo il brano di Gv 19, 25-27.
 
Gv 20, 1-2. 11-18
 
[1] «Il primo giorno della settimana, molto presto, mentre c’erano ancora le tenebre, Maria Maddalena si recò al sepolcro, e vide la pietra tolta dal sepolcro; [2] corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto.”
 
Il capitolo precedente si è concluso con la scena della sepoltura di Gesù, il cui corpo, cosparso di oli aromatici e avvolto in teli di lino, viene deposto in un sepolcro nuovo, vicino al luogo della crocifissione, all’interno di un giardino.
L’evangelista precisa che quel luogo era stato scelto proprio per la sua vicinanza: mancava poco al sabato, giorno nel quale qualsiasi attività doveva essere sospesa.
Il capitolo XX si apre quindi con Maria Maddalena che, il giorno dopo il sabato, si avvia al sepolcro, nonostante sia ancora notte.
A differenza degli altri vangeli, qui ella non porta con sé alcun unguento: va al sepolcro spinta solamente dal desiderio di poter stare, in qualche modo, vicina a quell’uomo tanto amato, la cui fine tragica e inaspettata ha sconvolto la sua vita. Va per poter piangere dinanzi alla sua tomba e sfogare così il suo immenso dolore, va per poter stare sola con lui, per potergli parlare ancora una volta e chiedergli il senso di tutto.
In quella notte del cuore Maria, così come gli altri discepoli, ha dimenticato le parole di Gesù a Betania in risposta a Giuda che protestava:
“Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?” … Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.” (Gv 12,5.7)
La fede nella vita, simboleggiata dal profumo del nardo, la vita che supera la morte, è assente in Maria e nei discepoli. E quando, giunta al sepolcro, si accorge che la pietra che lo chiudeva era stata rimossa, ne deduce che il corpo di Gesù non si trova più lì, che qualcuno lo ha portato via. Smarrita, corre allora da Simon Pietro e dal discepolo che Gesù amava.
Sorprendenti sono le analogie con il Cantico dei Cantici, dove leggiamo (è la sposa che parla):
« Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amato del mio cuore; l'ho cercato, ma non l'ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città, per le strade e per le piazze voglio cercare l'amato del mio cuore. L'ho cercato, ma non l'ho trovato». (Ct 3,1-2)
Inizia così a profilarsi l’immagine di Maria Maddalena quale sposa di Gesù. In sintonia con quest’immagine, lo sfondo della scena dell’incontro di Maria con Gesù risorto è infatti costituito da una serie di richiami al Cantico dei Cantici. Le fasi presentate nel cantico sono: il desiderio dell’innamorata, la ricerca nella notte, la domanda alle guardie, l’incontro con l’amato. Giovanni è fedele a questo ritmo, ma, come vedremo, cambia il finale.
Saltando la scena che vede protagonisti Simon Pietro e il discepoli amato, riprendiamo dal versetto 11.
Simon Pietro e il discepolo amato, dopo essere corsi al sepolcro e aver visto i segni della resurrezione di Gesù, ritornano a casa. Maria Maddalena, invece, non è entrata nel sepolcro, ma è rimasta fuori, abbandonandosi a un pianto disperato: non soltanto ha perduto il suo amato Maestro, ma lo ha perduto per sempre.
[11] «Maria intanto stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre dunque piangeva, si chinò verso il sepolcro [12] e osservò due angeli in bianche vesti, che sedevano uno alla testa e uno ai piedi lì dove era stato deposto il corpo di Gesù. [13] Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?” Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto.” [14] Detto questo, si voltò indietro, e guardò Gesù che stava lì; ma non percepiva che era Gesù. [15] Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” Essa, pensando che fosse il giardiniere, gli disse: “Signore, se l’hai tolto tu, dimmi dove lo hai posto e io lo prenderò.”[16] Gesù le disse: “Maria!” Voltatasi, gli disse in ebraico: “Rabbuni!”, che significa Maestro».
Anche questi versetti sono composti sulla falsariga del Cantico dei Cantici:
«Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: “Avete visto l'amato del mio cuore?” Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l'amato del mio cuore». (Ct 3, 3-4)
Con la loro domanda, i messaggeri di Dio, gli “angeli”, testimoni della resurrezione, indicano a Maria che non c’è motivo né di lutto né di lacrime, e la chiamano “Donna”, così come Gesù aveva chiamato sua madre a Cana (Gv 2,4) e sulla croce (Gv 19,26), e la samaritana (Gv 4,21). Il greco gynē, così come il latino mulier , non significano però semplicemente donna, ma anche moglie, sposa. Per l’evangelista, la madre di Gesù e la samaritana, che rappresentano Israele, sono, rispettivamente, la Sposa fedele e la Sposa infedele dell’Antica Alleanza.
Gli angeli vedono in Maria Maddalena la sposa della Nuova Alleanza, che cerca desolata lo sposo, credendo di averlo perso. La Maddalena cercava un corpo e le viene detto che non è un cadavere che deve trovare, ma Gesù vivo. Fino a quando Maria guarderà in direzione del sepolcro, non potrà mai incontrare Gesù che è vivo; infatti, è conseguenza di quel “si voltò” che vede Gesù “che era lì”. Quando Maria smette di guardare al passato, percepisce la realtà del presente. Nonostante questo, Maria Maddalena non lo riconosce. Per lei quel che è certo è che Gesù è morto. Maria non ha ancora gli occhi adatti per scorgere Gesù, come non li avranno i discepoli di Emmaus (Lc 24,16) e gli apostoli sul lago di Tiberiade (Gv 21,4).
Gesù le rivolge dapprima la stessa domanda degli angeli, cui aggiunge “Chi cerchi?”, domanda già comparsa due volte nel testo di Giovanni. La prima volta, diretta ai discepoli, la seconda a chi lo catturava nel Getsemani:
«Gesù allora si voltò e vedendo che lo seguivano, disse: “Che cercate?“ Gli risposero: “Rabbì (che significa maestro), dove abiti?“». (Gv 1,38)
«Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate? “». (Gv 18,4.7)
Gesù chiede a Maria se cerca un cadavere nel sepolcro o un vivente; se cerca il Vivente non può trovarlo nel luogo della morte.
Anche Gesù chiama Maria “Donna”, cioè sposa; lei, senza saperlo, esprime la realtà di Gesù, chiamandolo “Signore”, cioè sposo, marito.
Maria crede che Gesù sia il giardiniere, termine col quale Giovanni introduce di nuovo il tema del “giardino”, già presentato al momento della morte di Gesù:
«Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto». (Gv 19,41)
Precisando che c’era un “giardino” nel luogo dove Gesù morì, Giovanni mostra che nella sua morte c’era già vita.
Il “giardino” richiama anche il tema del giardino dell’Eden, dove Dio stesso è il giardiniere.
La scena presenta, nel giardino, la nuova coppia che dà inizio alla nuova umanità. La Maddalena è come una nuova Eva nel giardino del sepolcro, piena di amore e in affettuosa ricerca dello Sposo, come la sposa del Cantico dei Cantici, dove il “giardino” è il luogo in cui si manifesta l’amore tra lo sposo e la sposa. (Cfr. Ct 4,12a.15.16b; 5,1a; 6,2a.11; 7,12-13)
[12a] «Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, [15] Fontana che irrora i giardini, pozzo d'acque vive e ruscelli sgorganti dal Libano. [16b] Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti. [5,1a] Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, [6,2a] Il mio diletto era sceso nel suo giardino [11] Nel giardino dei noci io sono sceso, per vedere il verdeggiare della valle, per vedere se la vite metteva germogli, se fiorivano i melograni. [7,12] Vieni, mio diletto, andiamo nei campi, passiamo la notte nei villaggi. [13] Di buon mattino andremo alle vigne; vedremo se mette gemme la vite, se sbocciano i fiori, se fioriscono i melograni: là ti darò le mie carezze!».
Maria continua a non comprendere il motivo dell’assenza di Gesù; non ha capito che, donando la sua vita liberamente, egli aveva il potere di riacquistarla:
Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio.” (Gv 10,18)
Maria crede che la presenza di Gesù sia vincolata a un luogo preciso: “dove l’hai posto?” Vuole assicurarsi la presenza di Gesù, anche morto: “e io lo prenderò”. Non sa che è risorto e non è circoscritto in un luogo, ma sempre presente tra i suoi.
Gesù allora la chiama per nome. A quel punto, lei lo riconosce dalla voce.
Lo stesso tema appare nel Cantico dei Cantici:
«Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! È il mio diletto che bussa: “Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne“». (Ct 5,2)
Nell’episodio conosciuto come “il buon Pastore”, Gesù afferma:
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.“ (Gv 10, 3-4)
La voce di Gesù, che Maria riconosce, chiama a seguirlo; adesso spetta ai discepoli percorrere il suo stesso cammino verso il Padre:
«Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.“». (Gv 14,6)
Udendo la voce di Gesù, Maria si “volge” del tutto. Non guarda più al sepolcro e risponde a Gesù chiamandolo “Rabbunì”, “maestro mio” in aramaico. Con ciò, oltre a esprimere la relazione d’amore che unisce la comunità a Gesù, l’evangelista sottolinea che questo amore è “sequela”: si corrisponde all’amore di Gesù, praticando un amore simile al suo (Gv 1,16 ; 13,34).
Possiamo immaginare la gioia di Maria nell’avere insperatamente ritrovato il suo Maestro. Istintivamente, com’è naturale, avrà fatto per abbracciarlo. Il gesto di Maria è un nuovo richiamo al Cantico dei Cantici:
«Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l'abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice».  (Ct 3,4b)
Ma Gesù sembra respingerla in un modo da raggelare il cuore:
[17] “Non mi toccare,” le dice. “Non sono infatti ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro e al Dio mio e Dio vostro.
In realtà egli vuol far capire alla Maddalena che solo ascendendo al Padre, potrà tornare di nuovo tra i suoi, con un nuovo tipo di presenza. L’ascesa di Gesù realizza il dono dello spirito alla sua comunità, ed è attraverso l’esperienza dello spirito che i discepoli sperimenteranno la presenza del Risorto nella propria vita e conosceranno Dio come Padre.
La gioia dell’incontro fa dimenticare a Maria che la sua risposta a Gesù deve essere l’amore per gli altri; per questo Gesù la invia a compiere una missione.
[18] «Maria Maddalena andò ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto».
L’amore che consente di riconoscere Gesù, non è un amore egoista, ripiegato su se stesso, ma è l’amore che si dona e che spinge verso gli altri. Non si può trattenere per sé il Risorto, ma è annunciandolo agli altri che Maria conoscerà il suo Signore. Così Maria “possiede” Gesù e al tempo stesso “non lo possiede” ancora; ed è questa tensione tra il “già” e il “non ancora” a creare il dinamismo nella vita cristiana.
La festa nuziale sarà lo stadio finale, quando la sposa, dopo aver percorso lo stesso cammino dell’amore totale dello sposo, si ricongiungerà con lui.
Il personaggio simbolico della Maddalena compare anche in alcuni vangeli gnostici, come, ad esempio, il Vangelo di Maria, il Dialogo del Salvatore e il Vangelo di Filippo, nei quali essa è descritta come la più intima compagna di Gesù e la sua discepola prediletta, cui Gesù impartiva un insegnamento speciale e che per questo era giunta all’illuminazione e alla vera sapienza. E’ molto interessante, a questo riguardo, conoscere il significato del nome ebraico Maddalena, “Resa grande” ovvero “Magnificata” e “Preziosa”.
Diversamente dagli altri vangeli, in quello di Giovanni non si fa menzione del personaggio della Maddalena prima dell’episodio della crocifissione. Essa entra in scena, dunque, all’improvviso, tra le donne ai piedi della croce. Ed è, infine, proprio su queste donne che dobbiamo concentrare la nostra attenzione, indagando sul loro possibile numero.
Nel testo greco, così come in quello latino di Gv 19,25, leggiamo:
«Stavano presso la croce di Gesù sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria Maddalena».
A una prima lettura si è portati a ritenere che le donne siano quattro o anche tre (“le tre Marie”). Ma il versetto si potrebbe intendere anche nel senso che orienta a identificare Maria di Cleofa con la madre di Gesù e Maria Maddalena con la sorella di sua madre. In questo caso, allora, le donne sarebbero due e sarebbero sorelle. Anche questa lettura potrebbe reggere, se non fosse che le donne portano lo stesso nome. Ma l’ostacolo si supera facilmente se siamo disposti a leggere il tutto in chiave simbolica. In vista di ciò, è importante quindi scoprire cosa si potrebbe celare dietro l’appellativo “Maria di Cleofa”. Innanzitutto occorre precisare che tale appellativo può essere inteso sia nel senso di “Maria figlia di Cleofa”, che in quello di “Maria madre di Cleofa”, nome, questo, la cui etimologia si rivela estremamente eloquente. Cleofa, in greco Klopàs o Kléopas, è il diminutivo di Kleòpatros (Cleopatro), ovvero Patrokléos (Patroclo). Si tratta di un nome composto dal sostantivo “klèos”, “gloria” e dal sostantivo “patér”, “padre”. L’evidente significato del nome, “gloria del padre”, viene così ad avallare ulteriormente l’interpretazione in senso simbolico di Gv 19, 25-27:
«Stavano presso la croce di Gesù sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria Maddalena. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio.” Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!” E da quel momento il discepolo la prese con sé».
Ai piedi della croce, Maria di Cleofa, “madre” di “colui che è gloria del Padre”, e simbolo dell’Israele fedele è accolta nella nuova comunità rappresentata dal discepolo che Gesù amava, che riconosce in lei la sua origine.
L’antico popolo, ossia la “madre di Gesù”, termina sulla croce, da dove comincia il nuovo popolo, rappresentato da Maria Maddalena.
Il fatto che le due donne portino lo stesso nome e siano presentate come “sorelle” è un particolare altrettanto rilevante, che sta a indicare l’affinità fra i due popoli, così come il loro essere entrambi oggetto dell’amore di Dio e di Gesù: secondo l’ipotesi più accreditata, infatti, il nome Maria, trarrebbe la sua origine dall’egiziano “mry”, che vuol dire “amata”. Che le due donne si chiamino entrambe Maria, inoltre, evidenzia che l’uguaglianza deve essere la regola nella relazione della comunità antica con quella nuova.
 
Violairis -  Studio Biblico 'Con occhi di donna' - 16 ott. 2012