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11 | 08 | 2020
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canticoLa modernità della donna nel “Cantico dei Cantici”
 
Una voce tra le tante la mia.   Una voce fra le tante voci autorevoli, le loro.   Voci che sono andate in profondità (c’è una letteratura infinita sul Cantico), alla ricerca di significati che potessero spiegare come mai, un poemetto che, a prima vista, non rilevi alcunché di sacro, piuttosto il contrario, né che riporti alcuna parola che rimandi a Dio, si trovi invece fra il canone sacro ebraico e naturalmente in quello cristiano.
La mia ricerca mi ha condotto a fare delle scoperte sconvolgenti. 
Sono giunta così alla conclusione di quanto possa rivelarsi sacro un libretto (solo 8 capitoli) che parla dell’amore fisico; quanto possa essere sacro l’amore dei due protagonisti; quanto possa essere coinvolgente l’amore di una ragazza per il suo innamorato, a dispetto di tutte le descrizioni e i sottintesi a spunto erotico.
Di questo amore particolare che “sacralizza” il rapporto fisico desidero farmi voce.  Nello stesso tempo desidero scrutare, con << occhi di donna >> il carattere della nostra protagonista per farne emergere la sua modernità in tutto il suo splendore.
 
L’Eros nuovo
 
 
L’amore riconduce a Dio perché Dio è amore (1° Giov. 4,8).
In italiano definiamo l’amore con un solo termine a cui attribuiamo diversi significati: amore fisico, spirituale, fraterno, divino, per noi tutto è amore.
Così non è nella lingua greca.   Esistono diversi termini che definiscono l’amore.
In particolare due termini differenziano l’amore fisico da quello spirituale: Eros e Agape.
Il Cantico dei Cantici canta l’Eros.
Elisabeth E. Green lo definisce “l’Eros nuovo”.   Eros nuovo perché si sviluppa all’insegna della unicità, della reciprocità e della esclusività.
È nuovo perché non si attiene solo alla sfera fisica dei due innamorati, ma canta l’amore nella sua integralità, nella sua pienezza, nella sua completezza: fisicità, sensualità (tutti i sensi interagiscono nel rapporto amoroso) empatia, attrazione, simbiosi, “chimica”, nonché tutto il mondo delle emozioni e del sentimento.
L’Eros che canta il Cantico è, inoltre, desiderio e passione.   Passione intensa come “fiamme di Jahvè”, divine cioè (l’unico aggettivo presente che rimanda a Dio), che non possono essere spente dalle grandi acque (quelle primordiali che hanno stravolto l’assetto della Terra).   Amore che non può essere superato dalla morte.   Eros e Thanatos, Amore e Morte si fronteggiano continuamente, ma Eros vince perché sopravvive oltre la morte.
 
Così recita il Cantico, cap. 8,6-7
6 ……………perché l'amore è forte come la morte,
la gelosia è dura come il soggiorno dei morti.
I suoi ardori sono ardori di fuoco,
fiamma potente (divina).

7 Le grandi acque non potrebbero spegnere l'amore,
i fiumi non potrebbero sommergerlo.
Se uno desse tutti i beni di casa sua in cambio dell'amore,
sarebbe del tutto disprezzato.
 
La figura femminile. Il suo carattere
 
 
La donna del Cantico è volitiva, forte (come la mia cavalla, sottolinea lui; tremenda come un esercito a bandiere spiegate), passionale, intraprendente, emancipata.  Possiede una forte carica sensuale racchiusa in un fisico esplosivo.   Nello stesso tempo dimostra di avere una purezza ed una innocenza disarmante.
Ha occhi, voce, sensi solo per il suo innamorato << colui che l’anima mia ama >> (Cantico dei Cantici 1,7;  3,1:4;  5,6;  6,12).
Le parole che rivolge al suo “unico” sono di una tenerezza infinita. Dolci parole sussurrate come in un soffio: <<dodî lî wa'anî lô>>, << Il mio amato è mio ed io son sua >> (Cantico dei Cantici 2,16;  6,3).   Parole che esprimono sentimento forte e nello stesso tempo appartenenza.   Parole uniche, che non si trovano in altre parti della scrittura sacra.   Parole uniche perché unico e speciale è l’amante a cui sono indirizzate.
Unica e speciale è, naturalmente, colei che li prova e li pronuncia.
La giovane del Cantico è moderna perché non ha paura e non vuole essere dominata da alcuno.
Non ha paura perché è il suo amore a renderla forte ed intraprendente.  Il suo desiderio verso il suo amato la spinge a cercarlo, di giorno, di notte, in campagna, in città.
Non ha paura dei suoi fratelli che, nel nostro caso,  rappresentano l’autorità paterna.
Lei si sente un muro, le sue mammelle delle torri.   La sua verginità, se è un valore, lo è per sé e sarà lei stessa guardiana della sua purezza.
Chi potrà, infatti, “sforzarla” se non sarà lei ad aprire l’uscio serrato?   Lei è consapevole che apparterrà a colui a cui vorrà donarsi.
L’Eros nuovo è un dono, non prevaricazione e dominio.   La gioia che produce il donarsi è reciproca.
L’amore è dunque un dono.   Un dono gratuito.   Non c’è prezzo per l’amore.   Non è merce commerciabile, oggetto di scambio con una sua quotazione.
Non ci sono contratti che reggono dinanzi all’intesa amorosa tra due esseri.   Il valore è solo in se stessi e nel loro amore.
La nostra protagonista è “avanti” perché lei decide della propria vita.   Esplica in tutte le forme la sua maturità, la sua emancipazione perché si propone come padrona di se stessa, della propria dignità, della propria capacità e libertà di scelta.
È di una modernità sbalorditiva per quei tempi!  Non accetta assolutamente il diritto patriarcale di scelta del partner da parte della sua famiglia.   Né tantomeno soffoca il suo amore per il suo innamorato a motivo del giudizio dei “benpensanti”,  né tradisce il suo amor proprio per accettare i compromessi imposti dalla cultura dell’epoca.   Così anticipa quella facoltà di scelta del proprio partner che è propria del nostro tempo e della cultura occidentale.
La donna del Cantico è attuale perché sceglie di amare senza obblighi, senza costrizioni.
Il suo è amore responsabile derivante da una scelta consapevole.
Nel rapporto d’amore è lei stessa che prende l’iniziativa.   Va incontro all’amore con tale disinvoltura da essere confusa facilmente per malizia o volgarità.   A lei sono attribuiti 60 versi, mentre all’uomo solo 36.
Andiamo ad ascoltare le sue parole con la lettura di alcuni passi del Cantico:
2 Mi baci egli dei baci della sua bocca, poiché le tue carezze sono migliori del vino.  
3 I tuoi profumi hanno un odore soave;  il tuo nome è un profumo che si spande;  perciò ti amano le fanciulle.  
13 Il mio amico è per me come un sacchetto di mirra, che passa la notte sul mio seno.  
Quanta sensualità in queste parole!   La ragazza chiede al suo innamorato baci, carezze (dodim in ebraico), vicinanza affinché si possa inebriare del profumo del suo uomo.     Il suo amato è così pregevole quanto un sacchetto di mirra tenuto in serbo fra i seni.   Ma, non si accontenta delle sole carezze, la nostra protagonista, va oltre ed invita l’amato a trascorrere la notte insieme……..
11 Io sono del mio amico,
verso me va il suo desiderio.

12 Vieni, amico mio, usciamo ai campi,
passiamo la notte nei villaggi!
13 Fin dal mattino andremo nelle vigne;
vedremo se la vite ha sbocciato, se il suo fiore si apre,
se i melagrani fioriscono.
Là ti darò le mie carezze.
14 Le mandragole mandano profumo,
sulle nostre porte stanno frutti deliziosi di ogni specie
,
nuovi e vecchi, che ho serbati per te, amico mio. (Cantico dei Cantici 7,11-14)
E poi, non sopportando più l’assenza del suo amato, eccola intraprendente andare alla sua ricerca senza preoccuparsi di poter essere scambiata per una poco di buono, né di fare cattivi incontri.
O tu che il mio cuore ama,
dimmi dove conduci a pascolare il tuo gregge,
e dove lo fai riposare sul mezzogiorno.
Infatti, perché sarei io come una donna sperduta,
presso le greggi dei tuoi compagni?
(Cantico dei Cantici 1,7)
1 Sul mio letto, durante la notte, ho cercato il mio amore;
l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
2 Ora mi alzerò, e andrò attorno per la città,
per le strade e per le piazze;
cercherò il mio amore;
l'ho cercato ma non l'ho trovato.
3 Le guardie che vanno attorno per la città mi hanno incontrata;
e ho chiesto loro: «Avete visto il mio amore?»
4 Di poco le avevo passate,
quando trovai il mio amore;
io l'ho preso, e non lo lascerò,
finché non l'abbia condotto in casa di mia madre,
nella camera di colei che mi ha concepita.
(Cantico dei Cantici 3,1-4)
7 Le guardie che vanno attorno per la città mi hanno incontrata,
mi hanno battuta, mi hanno ferita;
le guardie delle mura mi hanno strappato il velo.

8
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio amico,
che gli direte?
Che sono malata d'amore.
(Cantico dei Cantici 5,7-8)
La ragazza è così innamorata del suo amato che soffre il distacco, la lontananza.
È così innamorata da sentirsi male, tanto da dire:  sono malata d’amore!
Malattia del fisico, inverno dell’anima!   Ma anche inverno come stagione quando i due sono lontani, mentre è primavera quando i due si ritrovano.
La natura è una componente importante del Cantico.   Fa da scenografia appropriata in ogni situazione.   Permette di esprimere al meglio il sentimento e il rapporto fra i due.
 
10 Il mio amico parla e mi dice:
«Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni,
11 poiché, ecco, l'inverno è passato,
il tempo delle piogge è finito, se n'è andato;

12
i fiori spuntano sulla terra,
il tempo del canto è giunto,
e la voce della tortora si fa udire nella nostra campagna.
13 Il fico ha messo i suoi frutti,
le viti fiorite esalano il loro profumo.
Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni».
(Cantico dei Cantici 2,10-13)
 
La figura femminile. La sua fisicità
 
Scopriamo ora la bellezza della nostra ragazza, la sua fisicità dalle sue stesse parole e da quelle del suo innamorato.
5 Sono scura ma bella, o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Chedar, come i padiglioni di Salomone.
6 Non guardate se sono scura;
è il sole che mi ha abbronzata;
i figli di mia madre si sono adirati contro di me;
mi hanno fatta guardiana delle vigne,
ma io, la mia vigna, non l'ho custodita.
(Cantico dei Cantici 1,5-6)
1 Come sei bella amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi, dietro il tuo velo,
somigliano a quelli delle colombe;
i tuoi capelli sono come un gregge di capre,
sospese ai fianchi del monte di Galaad.
2 I tuoi denti sono come un branco di pecore tosate
che tornano dal lavatoio;
tutte hanno dei gemelli,
non ce n'è una che sia sterile.
3 Le tue labbra somigliano a un filo scarlatto,
la tua bocca è graziosa;
le tue gote, dietro il tuo velo,
sono come un pezzo di melagrana.
4 Il tuo collo è come la torre di Davide,
costruita per essere un'armeria;
mille scudi vi sono appesi,
tutti gli scudi dei valorosi.
5 Le tue mammelle sono due gemelli di gazzella
che pascolano tra i gigli.
9 Tu mi hai rapito il cuore, o mia sorella, o sposa mia!
Tu mi hai rapito il cuore con uno solo dei tuoi sguardi,
con uno solo dei monili del tuo collo.
(Cantico dei Cantici 4,1-5 e 9)
2 Come sono belli i tuoi piedi nei tuoi calzari, o figlia di principe!
I contorni dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mano d'artefice.
3 Il tuo ombelico è una tazza rotonda,
dove non manca mai vino profumato.
Il tuo grembo è un mucchio di grano,
circondato di gigli.
5 Il tuo collo è come una torre d'avorio;
i tuoi occhi sono come le piscine di Chesbon
presso la porta di Bat-Rabbim.
Il tuo naso è come la torre del Libano,
che guarda verso Damasco.
6 Il tuo capo si eleva come il Carmelo,
e la chioma del tuo capo sembra di porpora;
un re è incatenato dalle tue trecce!
8 La tua statura è simile alla palma,
le tue mammelle a grappoli d'uva.
9 Ho detto: «Io salirò sulla palma
e mi appiglierò ai suoi rami».
Siano le tue mammelle come grappoli di vite,
il profumo del tuo fiato, come quello delle mele,
10 e la tua bocca come un vino generoso
che cola dolcemente per il mio amico,
e scivola fra le labbra di quelli che dormono.
(Cantico dei Cantici 7,2-3-5-6-8-9-10)
È un corpo bellissimo, formoso, statuario quello che emerge dalla descrizione del suo innamorato.   Sembra quasi avere davanti una foto dei nostri giorni raffigurante una ragazza di oggi.
La nostra protagonista assomiglia moltissimo alle nostre ragazze, soprattutto quando scoprono gambe, seni, ombelico, quando si agghindano con collane, orecchini, piercing, tatuaggi.
Purtroppo, spesso, siamo così presi dal nostro bigottismo e dalla nostra presunzione di essere i depositari del decoro e del contegno che ci scandalizziamo per come vanno vestite e per quanto si scoprono.
Ci fermiamo all’apparenza e non guardiamo alla sostanza, all’anima delle nostre ragazze che senz’altro sono belle, affascinanti, sensuali, ma anche e soprattutto brave ed intelligenti.
La ragazza del Cantico ci scandalizza per la sua fisicità, per la sua sensualità, per la sua carica di erotismo, ma se guardiamo oltre notiamo un cuore puro, pieno d’amore per il suo amato.   Un cuore che desidera donarsi solo per amore, senza essere comprata, un animo che desidera adattarsi totalmente al suo amato tanto da richiedere di essere il suo sigillo, la sua stessa identità.   È il suo un desiderio di appartenenza totale ed eterna.   Eterno non è un termine eccessivo perché è solo il vero Amore, il nuovo Eros che può sopravvivere oltre la morte.
Abbiamo di fronte a noi una ragazza così attuale che non ha paura delle conseguenze. Ama senza preoccuparsi della procreazione.   Ama solo in vista dell’amore, non perché ha in sé un’idea di figliolanza.
 
Conclusioni
 
L’interpretazione di molti studiosi inquadra l’eros del cantico nella finalità del matrimonio.
Del resto è antica, ma sempre attuale, purtroppo, l’idea che la donna sia nata per soddisfare il desiderio dell’uomo e che il rapporto sessuale venga convalidato solo in vista della procreazione.   Il solo ruolo che le è congeniale è quello di madre.
Genesi 3,16 ha indirizzato ebraismo e cristianesimo verso la convalida di questa tesi:
<< Io moltiplicherò grandemente  le tue pene e i dolori della tua gravidanza;  con  dolore partorirai figli;  i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te >>.
Studiosi moderni, invece, considerando l’eros dei protagonisti del Cantico rivolto verso il piacere reciproco, verso la soddisfazione completa del proprio partner, lo reputano non amorale.
Dice Helmut Gollwitzer: << La sensualità è precisamente la moralità del loro amore, perché è l’amore voluto da Dio, così interamente umano, fatto apposta per l’essere umano >>.
La procreazione, che, si, è un fatto naturale e consequenziale del rapporto fisico, non viene neanche presa in considerazione nel Cantico.
La cultura religiosa cristiana ha incanalato e sacralizzato il rapporto fisico nell’unione matrimoniale, una unione finalizzata alla realizzazione di una famiglia, avente un ruolo di cellula importante della società.
Anche se, personalmente, non rifiuto questa tesi religiosa-culturale-sociale perché è di aiuto all’amore, non posso non ritenermi soddisfatta nel constatare quanto l’eros nuovo, che scaturisce dalla lettura del Cantico, possa rivelarsi gioioso e liberante.
Il nuovo eros, di cui la protagonista è promotrice ed osservante, mi riconduce all’agape divino poiché mi riempie di una gratitudine infinita verso il mio Dio che mi permette di gustare e di condividere con il mio partner le gioie del rapporto sessuale.
Rapporto sessuale, che da donna, non desidero considerare assolutamente peccaminoso perché lo reputo, al contrario, un dono, un dono divino.
Ciò che rende sacro l’unione tra due esseri, infatti, è l’amore.
Non è l’istituzione, sia essa religiosa o civile, che sacralizza l’unione; ma è l’amore che si fonda sul piacere, sulla simpatia, sull’affetto, sulla donazione, sulla stima reciproca a sacralizzarlo.
Il rapporto fra un uomo e una donna, per durare nel tempo, deve essere alimentato dalla passione (fiamme divine), deve riuscire a superare la crisi delle molte acque e questo si può ottenere soltanto se è fondato sull’eros nuovo, di cui il Cantico dei Cantici è profondamente pregnante.   Un eros vissuto nella sua pienezza e totalità, a 360 gradi cioè, ma con uno sguardo all’agape, all’amore cioè che si dona senza aspettarsi nulla in cambio.
L’amore sessuale non deve far paura ai credenti, non diminuisce il nostro amore per Dio, né lo svilisce, piuttosto lo rafforza e lo rende più passionale e più stabile.
Afferma Bonhoeffer in una lettera dal carcere del 20 maggio 1944: << Voglio dire che Dio e la sua eternità pretendono di essere amati dal profondo del cuore, senza però che l’amore terreno ne venga danneggiato o indebolito, qualcosa come un canto fermo, piuttosto, in rapporto al quale le altre voci della vita formino il contrappunto; l’amore terreno è uno di questi temi contrappuntistici, del tutto autonomi e tuttavia correlati al canto fermo.   Non c’è forse nella Bibbia il Cantico dei Cantici?  In verità non sapremmo immaginare un amore più caldo, più sensuale, più incandescente di quello che vi viene cantato ed è importante che si trovi nella Bibbia a smentire tutti coloro che vedono il cristianesimo nella moderazione delle passioni (ma dov’è mai questa moderazione nell’Antico Testamento?) >>.
 
19-11-2012  -  Pina Giacalone Teresi
 
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