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28 | 06 | 2022
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sediavuotaPOSTO OCCUPATO

 
L'approssimarsi della data del 25 novembre - "Giornata internazionale contro la violenza sulle donne" - ha portato ad una particolare impostazione del culto di domenica 14 novembre a MARSALA. nel tempio della chiesa evangelica valdese di Largo Pace ( corso Gramsci). La predicazione, ispirata dal testo di Giudici 19, nonché la conseguente confessione di peccato della comunità riunita, si sono intrecciate con il momento dell'allestimento del "Posto occupato".
"Posto occupato" è un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza: ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un amante, un fratello, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, forse anche in una chiesa, nella società. Riservando un posto a quelle donne - anche tra le panche della nostra chiesa - si vogliono mantenere vivi il pensiero e l'attenzione su questo dramma sociale: una sorta di "pietra d'inciampo" che ci costringe a non dimenticare.
BIBBIA – LIBRO DEI GIUDICI – CAP. 19
In quel tempo non c'era re in Israele. Un Levita, il quale abitava nella parte più lontana della regione montuosa di Efraim, si prese per concubina una donna di Betlemme di Giuda. Questa sua concubina gli fu infedele e lo lasciò per andarsene a casa di suo padre a Betlemme di Giuda, dove stette per un periodo di quattro mesi. Suo marito si mosse e andò da lei per parlare al suo cuore e ricondurla con sé. Egli aveva preso con sé il suo servo e due asini. Lei lo condusse in casa di suo padre; e come il padre della giovane lo vide, gli si fece incontro festosamente. Suo suocero, il padre della giovane, lo trattenne ed egli rimase con lui tre giorni; mangiarono, bevvero e pernottarono là.

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palmeOSANNA, CROCE E RISURREZIONE

(Marco 11/1-11, poi i capitoli da 14 a 16 e Atti capitolo 2)

Il giorno in cui Gesù entrò a Gerusalemme a cavallo di un asinello fu osannato gioiosamente da una moltitudine di persone che lo seguiva. Tutti erano entusiasti e lo acclamavano con esultanza quale Re mandato da Dio per stabilire finalmente il suo Regno di pace, di giustizia e di ogni bene in Israele e nel mondo. Ne erano convinti perché lo avevano visto operare grandi e potenti miracoli guarendo e liberando molti poveri afflitti da diversi mali.
Questo mi ha fatto pensare che anche noi siamo gioiosi quando stiamo bene e godiamo tante cose buone, che ci fanno anche sperare in un futuro ancora migliore.

Ci rallegriamo pure quando vediamo che anche gli altri godono e hanno la prospettiva di un bene maggiore per il futuro. Ammiriamo con emozione le molte cose belle, buone, meravigliose del creato e della natura e, da credenti, eleviamo i nostri canti di lode a Dio benedicendolo e glorificandolo. Inoltre ogni anno a Natale festeggiamo con particolare letizia la nascita del Signore Gesù Cristo, sperando in Lui per la salvezza del mondo.

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manoscrittoGesu' Parola di Dio  - SERMONE – Giovanni 1:1-14

Gesù è nato, è venuto al mondo, è entrato nella storia: questo evento siamo qui oggi a celebrare, a ricordare, a rivivere; non a partire dai noti racconti della natività (come li conosciamo grazie ad alcuni Vangeli) ma a partire da questo densissimo testo, l'inizio del Vangelo di Giovanni, il cosiddetto “Prologo”, cioè il breve testo che getta le basi per la comprensione del Vangelo nella sua interezza, nella sua specificità, una sorta di “inno” che ci segnala che la storia di Gesù di Nazareth, al pari di ogni evento storico, va interpretata. Versetti densissimi quelli su cui oggi riflettiamo e di fronte ai quali siamo invitati e invitate ad uno sforzo ulteriore: siamo invitati e invitate a guardare oltre il “bucolico” quadretto della natività, del presepe; a guardare oltre quel bambino indifeso (come indifesi sono tutti i bambini!); siamo invitati e invitate a metterci in ascolto di un messaggio che trascende la semplice narrazione.

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saraTroppo difficile per il Signore?

Domenica 20 dicembre 2020, Marsala e Trapani SERMONE – Genesi 18:1-2a.9-15

“Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?” (v.14): una domanda cruciale, LA domanda per eccellenza, che emerge dappertutto nella Bibbia e che, fin dai tempi in cui fu rivolta ad Abramo e Sara, attende una risposta.

“Il riso di Sara”: così viene spesso ricordato questo episodio, come se Sara, con il suo riso (non trattenuto) di fronte all'annuncio della sua prossima gravidanza (effettivamente, a viste umane, assurda!) fosse la protagonista del racconto; strano! Sì, strano perchè in realtà, Sara rimane sullo sfondo tutto il tempo, eccetto che alla fine: l'annuncio viene fatto ad Abramo, mentre Sara ascolta indirettamente ciò che la riguarda....è un po', ahimè, il destino di tutte le donne che vivono nelle società patriarcali (e non solo), allora come oggi. Donne mai interpellate in prima persona, donne alle quali non si chiede un parere, donne che semplicemente subiscono le conseguenze di decisioni prese da altri (maschi, naturalmente). Oltretutto, il riso di Sara non rappresenta certo la prima delle reazioni di resistenza di fronte alle promesse di Dio ad Abramo: è già da un po' che Dio promette la discendenza, promette un figlio, ma gli anni sono passati, Sara e Abramo sono ormai vecchi....di fronte all'ennesimo annuncio, Sara ride. Ride di quel Dio inaffidabile che promette e non mantiene, ma non lo fa con ironia, con sarcasmo, la sua è una risata quasi disincantata: lei e Abramo sono ormai abituati alla loro sterilità di vecchi, sono rassegnati al loro futuro, semplicemente non sperano più.

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