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23 | 08 | 2019
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PregareVangelo di Giovanni cap.16 versetti 23b-28 + 33

In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.

Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l'ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre».

 Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».

Cari fratelli e care sorelle, voglio cominciare questa mia meditazione con qualche citazione del nostro teologo e maestro Paolo Ricca. Cosi’ egli scrive:

«Ha senso credere “nonostante tutto”? Sì, ha senso, anzi si può credere solo così: “nonostante tutto”. Tutto infatti contraddice la nostra fede. Crediamo nella Parola e la predichiamo, ma il mondo non cambia. Ciò che si vede - la realtà di tutti i giorni - contraddice ciò che non si vede: il Regno di Dio si presenta, ma nascosto. Crediamo nella pace e vediamo la guerra. Crediamo nell'amore e vediamo l'odio o l'indifferenza. Crediamo nella fraternità e vediamo crescere il razzismo. Crediamo nella nonviolenza, e la violenza dilaga. Crediamo nell'uguaglianza dei diritti e dei doveri, e vediamo aumentare le disuguaglianze. Siamo quindi costantemente contraddetti. Non solo, ma noi stessi contraddiciamo la fede che professiamo con le nostre infedeltà e incoerenze. Qualche volta perciò ci prende una sorta di scoramento e siamo stanchi di «sperare contro speranza» come Abramo. Verrebbe voglia, qualche volta, di rinunciare al «buon combattimento della fede». Ma il ricordo di Gesù ce lo impedisce. A motivo di lui, e per la forza che ci dona, crediamo “nonostante tutto”».

Ho avuto modo tempo fa di incontrarmi con un brillante teologo che insegna nella nostra università teologica di Roma. Ne ho approfittato per condividere con lui un dubbio che portavo e porto ancora dentro di me. Possibile che nella preghiera snoccioliamo tanti desideri, come se presentassimo a Dio l’agenda del giorno, anche se poi ci confortiamo col ‘sia fatta la tua volontà’? Come risposta mi è stato ricordato che lo stesso Gesú ci ha insegnato a pregare cosí. Ho capito che non aveva un’altra risposta che potesse soddisfarmi. Anzi è stato lui a condividere con me una sua perplessità, sempre in riferimento alla preghiera: come mai Dio non esaudisce le nostre preghiere, nonostante le promesse che nei vangeli vengono riferite a Gesú, tipo ‘tutto quello che chiederete al Padre nel nome mio egli ve lo darà’? Ho visto che sulla preghiera il mio teologo era al buio come me.

Tempo fa tutti a Marsala ci siamo commossi per la vicenda del piccolo Andrea, tutti abbiamo pregato il Signore che lo salvasse e lo rendesse vivo alla sua famiglia, in Chiesa Madre perfino l’arciprete don Ponte ha organizzato pubbliche adunate di preghiera a tale scopo.

Purtroppo no, Andrea non ce l’ha fatta! Le preghiere di una intera città non sono servite a niente!

E qui bisogna che escano allo scoperto quelli che insistono sull’efficacia della preghiera. So che cominceranno a dire: bisogna accettare la volontà di Dio, forse da questo dolore il Signore saprà trarre altro bene a noi per ora sconosciuto, e bla bla bla….insomma cercheranno di scusare Dio!

Io vorrei tanto risolvere il mio problema e quello del mio amico teologo. Mi ha sorpreso e mi fa meditare quello che ha scritto Dietrich Bonhoeffer, carcerato in un campo nazista in mezzo a tante atrocità – figuriamoci come si pregava in questi campi! – Riporto le sue parole di credente cristiano: Il nostro diventare adulti ci conduce a riconoscere in modo piú veritiero la nostra condizione davanti a Dio. Dio ci dà a conoscere che dobbiamo vivere come uomini capaci di fare fronte alla vita senza Dio. Il Dio che è con noi è il Dio che ci abbandona. Il Dio che ci lascia vivere nel mondo senza l’ipotesi operante di Dio è il Dio davanti al quale permanentemente stiamo. Di fronte a Dio e con Dio viviamo senza Dio. Dio è debole e senza potere nel mondo e questa è esattamente la via, la sola via, nella quale Egli è con noi e ci aiuta.(1) (1) Lettera scritta a E.Bethge il 16 luglio 1944 –‘Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere. Queriniana, Brescia 2002)

Non sono le parole di un ateo, ma di un credente cristiano che aveva raggiunto un’idea ben precisa: Dio non è lo sbroglia-matasse, come insegnano le chiese. Dio è la fonte della vita, la fonte dell’amore, la fonte dell’essere che è in noi. E Dio non abita nei cieli (quali cieli?), semmai abita in noi, noi siamo il suo cielo. Nel tempo gli uomini, per fare fronte al senso di insicurezza e di ansia esistenziale, hanno elaborato diverse immagini della divinità. Dapprima l’animismo sembrava rispondere ai bisogni degli uomini, che cosí riuscivano a vivere in armonia con la natura e con i fenomeni celesti. Poi questa soluzione divenne stretta, quando cominciarono a spiegarsi il movimento degli astri, l’origine del fuoco e  della pioggia. Cosí nacque l’idea di un unico Dio, ma nella sua forma tribale: ogni popolo aveva il suo Dio, che faceva vincere le battaglie e al quale bisognava sacrificare qualcosa, do ut des. Dapprima col lavoro di diversi filosofi e poi con l’avvento del cristianesimo, è maturata la consapevolezza che c’è un solo Dio per tutti i popoli, ma è rimasta l’idea che bisogna ingraziarsi questa divinità con atti di ossequio, con l’accettazione della sua volontà che governa anche le guerre e le pestilenze, e alla quale chiedere aiuto nel bisogno. Questa è la visione teistica di Dio.

Ma ora è giunto il momento di liberarci di questa visione di Dio. E la bibbia? Che ne facciamo? La riconduciamo al suo ambito vero: è una raccolta di scritti umani, da accettare come testimonianza di fede, espressa secondo le idee delle diverse epoche in cui fu scritta. Senza alcun timore riverenziale, da studiare senz’altro, ma anche da criticare. Basti pensare come è primitiva l’immagine di un Dio che uccide i primogeniti egiziani per consentire la fuga al popolo di Israele, o quella di un Dio che conduce in guerra il suo popolo. Oggi la nostra razionalità è in grado di emendare questa visione distorta di Dio, tenendo conto di come avanza la scienza e la conoscenza sia della natura che del nostro stesso essere. Non dobbiamo piú pregare? Chi dobbiamo pregare? Cosa significa pregare?

Bisogna pregare nonostante tutto.

Tornando al nostro testo, non oso pensare che l’evangelista Giovanni fosse cosi’ ingenuo da credere in questo rapporto di automatismo letterale: chiedete e vi sara’ dato. Non penso che la preghiera consista in questo ‘chiedere’ a Dio, seppure in nome di Gesu’. Forse è da approfondire proprio il significato di questo inciso: in nome di Gesu’. Che puo’ significare per noi? Ultimamente è capitato a me di dovere prendere delle decisioni in nome di mio figlio, che vive a Londra. E’stato necessario andare da un notaio e stendere una procura generale da parte di mio figlio, che cosi’ mi ha costituito suo procuratore generale presso tutte le istituzioni italiane. Non posso soltanto farlo sposare o divorziare, su questo non lo rappresento. Cosi’ ora mi presento come se fosse lo stesso mio figlio a comparire davanti alle istituzioni e ai vari sportelli dei nostri uffici. In nome di Gesu’ potrebbe significare che siamo in possesso di una procura speciale e possiamo presentarci davanti a Dio, proprio come se si presentasse lo stesso Gesu’ davanti a Lui. Ma abbiamo veramente tale procura? Bisogna che ci sia una totale fiducia perché possiamo agire in nome di Gesu’. Bisogna che gli somigliamo, bisogna che abbiamo gli stessi interessi, bisogna che cerchiamo lo stesso scopo nella vita, bisogna essere suoi discepoli coerenti e fedeli. E se ci presentiamo cosi’ davanti a Dio….non gli chiederemo certo di alleviare il nostro dolore, di liberarci dalla malattia, di avere successo nella vita. Gli chiederemo quello che gia’ chiediamo con la preghiera che ci ha insegnato lo stesso Gesu’. E quello che chiediamo è prendere coscienza del nostro discepolato cristiano. Tocca a noi santificare il nome di Dio, cooperare al suo regno di pace, fare la sua volonta’, lavorare per il pane quotidiano, vivere nel perdono e nella gioia, sfuggire dalle tentazioni e liberi da ogni forma di male. Il ‘Padre nostro’ in definitiva ci rimanda alla meditazione continua sulla nostra fede e sul nostro rapporto con Dio. E forse pregare significa proprio che dobbiamo meditare e rendere il nostro spirito una cosa sola con lo Spirito di Dio, che è gia’ in noi e con sospiri ineffabili tesse un rapporto continuo col nostro Padre celeste. Non è un errore di stampa, come mi era sembrato in un primo momento. Gesu’ dice ‘.. io non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama’. Io ero convinto che Gesu’ intercedesse per noi in qualita’ di mediatore, e invece ecco la verita’: non ce n’è bisogno, il Padre ci ama e questo ci basta per stabilizzarci nell’armonia e nella gioia. In questo senso ha senso la preghiera, ha senso vivere in preghiera, ha senso rispondere con fede agli appelli che di continuo ci provengono dalle sacre scritture. : «Chiedete ed otterrete perché la vostra gioia sia piena» (v.24). Inseriti nel rapporto col Padre mediante l’unione in Lui, la nostra gioia è piena e la preghiera è perfetta. Dio offre sempre il suo amore al mondo intero, ma tale amore acquista il senso di reciprocità solo se l’uomo risponde. L’amore è incompleto se non diventa reciproco: finché l’uomo non lo accetta rimane in sospensione. Tuttavia i discepoli lo accettano nel momento in cui amano Gesù e così rendono operativo l’amore del Padre. La preghiera è questo rapporto d’amore. In fondo la storia di ciascuno di noi s’identifica con la storia della sua preghiera, anche quei momenti che non sembrano tali: l’ansia è già preghiera e così la ricerca, l’angoscia…Gesù ci chiede di pregare il Padre nel suo nome per chiedere ciò che ci dona gioia. Sia lo Spirito a orientare le nostre richieste perché lui solo sa di cosa abbiamo veramente bisogno. Amen.

Franco D'Amico - culto del 26 maggio 2019

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