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23 | 08 | 2019
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Brevi annotazioni a proposito di ISAIA 55,1-5

In quella raccolta di libri, che noi cristiani chiamiamo “ Antico Testamento”, il libro denominato “ISAIA” è considerato una grande opera poetica, espressione di una profonda esperienza religiosa. L’autore o, meglio, gli autori ( gli specialisti dicono che i testi si distendono nell’arco temporale di almeno duecento anni),hanno vissuto la dura esperienza della schiavitù e della deportazione di un intero popolo ( gli ebrei, dalla Palestina a Babilonia ): hanno vissuto la liberazione e il faticoso ritorno verso la terra delle origini. Hanno vissuto la durezza e le difficoltà di ricominciare a costruire una comunità. Il centro attorno a cui ruotava la capacità di questo popolo di mantenere la propria dignità e identità durante la schiavitù, durante il viaggio di ritorno, nella costruzione di una nuova società era il proprio Dio, l’impronunciabile, di cui non si può dire il nome, ma che parla costantemente al suo popolo.

E’ un Dio strano, per quei tempi. Tutti i popoli hanno i loro dèi,che si occupano esclusivamente del benessere del “proprio” popolo. Anche Jahveh si autoproclama Dio degli Ebrei, ma contemporaneamente pretende di essere il Dio, l’unico Dio di tutti i popoli. In realtà, a pensarci bene, era ovvio. Se è l’unico Dio, mica possiamo lasciare gli altri popoli senza Dio. Necessariamente è il Dio di tutti.   Tutta la storia di Israele ( nel senso di popolo ebraico e non dell’attuale Stato di Israele) ci mostra questa continua tensione tra la costruzione e difesa di una propria identità, garantita dal rispetto di una “Legge” dettata dallo stesso Jahveh, e il continuo mescolarsi e incontrarsi con altri popoli.

Isaia è profeta, ha il compito di trasmettere al popolo le parole di Dio. Nel piccolo testo che ci è proposto oggi, che fa parte della seconda parte, detta del “Deuteroisaia” ovvero il secondo Isaia, ritorna un motivo fondamentale, che poi ritroviamo integralmente nella predicazione di Gesù: l’attenzione per i poveri, gli affamati, la chiamata degli stranieri ad una convivenza che costruisca la pace.

  1. 1 «O voi tutti che siete assetati, venite alle acque;
    voi che non avete denaro
    venite, comprate e mangiate!
    Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte!
    2 Perché spendete denaro per ciò che non è pane
    e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia?
    Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono,
    gusterete cibi succulenti!
  2. 5 Ecco, tu chiamerai nazioni che non conosci,
    e nazioni che non ti conoscono accorreranno a te,

Vorrei soffermarmi su questa frase: “Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono”. Che vuol dire? mi chiedo. Che c’entra il mangiare con l’ascoltare?.   E mi viene in mente l’insegnamento di Gesù, che è molto chiaro in proposito. Soltanto se ascolti la parola del Signore, ciò che mangi ha sapore, diviene nutrimento del corpo e dello spirito. Soltanto se dai da mangiare agli affamati il tuo mangiare “è buono”. “ O voi tutti che siete assetati, voi che non avete denaro” dice Isaia, e noi potremmo continuare, per non nasconderci dietro i lontani secoli: “ voi che fuggite dalle carestie e dalle guerre, voi che avete attraversato deserti di dolore, voi raccolti naufraghi nel mare e trattati non come fratelli ma merce per trattative politiche,voi che le multinazionali neanche vedono e lasciano senza lavoro e senza futuro, voi bambini, ragazzi strappati con l’inganno alle famiglie per fame di soldi, voi senza casa lasciati a dormire nelle strade dinanzi alle case vuote, voi tutti avete diritto di “comprare senza denaro, vino e latte senza pagare”.

La società della pace, di cui parla Isaia, di cui parla Gesù, non è un “altro mondo” di giustizia, nell’aldilà. E’ questo mondo qui, dove posiamo i piedi, trasformato dall’incontro e dalla condivisione dei beni. “ Tu chiamerai nazioni che non ti conoscono, e nazioni che non ti conoscono accorreranno a te”   Oggi, “nazioni che non ci conoscono” accorrono verso queste nostre terre di Sicilia, porte dell’Europa. Il nostro futuro sarà determinato da come gestiremo questo incontro, che non può essere facile, che sarà pieno di problemi, ma che ha bisogno di una scelta: l’incontro o lo scontro?. Muri o ponti? Guerre o pace? A proposito di PACE, oggi abbiamo letto, nella lettera agli Efesini di Paolo di Tarso, che Gesù “ con la sua venuta ha annunciato la pace A VOI CHE ERAVATE LONTANI, e la pace “ A QUELLI CHE ERANO VICINI “. Infatti la “pace” o è per tutti o non è pace. E’ da questa idea che sono nate . dopo i cinquanta milioni di morti e le innumerevoli distruzioni, le Nazioni Unite, per gestire i conflitti fra gli Stati senza il ricorso alla guerra. Si dice: non ci riesce, allora chiudiamo l’ONU. E’ la mentalità della resa. Si può invece dire: “l’ONU va rafforzata”. E’ lo stesso discorso che si fa per l’Unione Europea. E’ nata per impedire altre guerre fra gli Stati Europei. Finora c’è riuscita, ma ci lascia insoddisfatti per tante altre cose. E allora vengono fuori quelli che dicono: chiudiamola e torniamo ai vecchi Stati sovrani. Anche qui, è la mentalità della resa. Arrendersi dinanzi alle difficoltà. Oppure c’è l’altra risposta. Cambiamo per migliorare, verso la direzione della pace e della condivisione dei beni. Questo sembra un discorso politico. E lo è. Ma è il discorso di Isaia. E’ il nucleo della predicazione di Gesù. Infatti non c’è niente di più politico delle parole di un profeta, e chi ha in mano il potere, i governi autoritari, questo lo capiscono benissimo e fanno fuori i profeti, quando possono: vedi come la Cina ha fatto fuori i giovani della piazza di Tien an men, vedi come nei Paesi del sud mediterraneo ( eccetto la Tunisia) sono stati fatte fuori( da dittatori) le cosiddette “ primavere arabe”; vedi come gli Stati Uniti perseguitano il giornalista che ha pubblicato le loro carte segrete, vedi come schiuma di rabbia quel governante al quale un semplice battello carico di cinquanta naufragi ha messo in evidenza l’inconsistenza della sua politica nei riguardi delle migrazioni, eccetera.

A proposito della pace, un poeta, un cristiano cattolico, frate dell’ordine dei “Servi di Maria”, David Maria Turoldo,   ha scritto .

PACE è riportare il mondo all’origine, ristabilire le cose nella loro integrità. Tempo di pace non è neppure una opposizione a tempo di guerra; essa è il valore assoluto e comporta lo stato dell’essere umano che vive in armonia con se stesso e con le cose, e con il suo Signore

Ha parlato di “ armonia”. Cos’è l’armonia?. Non lo so. E’ come l’amore. Se si è capaci di sentirselo dentro, lo si vive, ma non si spiega. Però non si può vivere una vera vita senza armonia. E ciò lo ha lasciato scritto un giovane di ventotto anni, quasi cento anni fa, nel 1916, mentre passava i suoi anni nel fango delle trincee delle prima guerra mondiale, nel Carso. Scrisse, nella poesia I FIUMI:

Mi sono riconosciuto / Una docile fibra / Dell’universo

Il mio supplizio / E’ quando / Non mi credo / In armonia

Era Giuseppe Ungaretti.

 

Giovanni Lombardo - culto del 30 giugno 2019

 

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