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23 | 08 | 2019
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spiaggiaL’estate e il riposo 

«Venite in disparte in un luogo solitario e riposatevi un po’» (Mc 6,31)

Chi raccoglie d'estate è previdente e chi dorme al tempo della mietitura è uno svergognato.(proverbi 10,5)

L’estate è tempo di frivolezza, di rilassatezza o di rigenerazione? Essere in congedo, in pensione, è entrare in un periodo di depressione, di dolce far niente o di nuovo vigore?

Leggendo certe riviste nella sala di attesa del medico, ho notato che l’estate è considerata la stagione del corpo strepitoso, della sensualità, degli incontri effimeri, del trionfo della vita vissuta giorno per giorno, della libertà senza obblighi, di una pausa dalle regole e dalla “normalità”.

 

Il nostro ombelico, mostrato con naturalezza in questa stagione, per molti diventa in estate il centro del mondo. In altre parole siamo invogliati non a pensare e a riflettere su di noi, ma “a pensare a noi”. Mal che vada nel senso della nostra apparenza fisica o nel migliore dei casi a curare un’interiorità arricchita da un po’ di buddhismo in pillole, sotto forma di una qualche seduta di meditazione balneare o meditando passeggiando in solitudine. 

Se per alcuni “estate” è sinonimo di frivolezza, per molti comunque è sinonimo di “rilassatezza”, una pausa agognata dalla routine dell’inverno. In un caso e nell’altro, comunque, all’interno di questa concezione dell’estate e delle vacanze, il lavoro, gli impegni, le responsabilità tra l’autunno e la primavera sono considerati, in realtà, dei pesi imposti di cui non si può fare a meno, quasi fosse il prezzo da pagare al peccato originale!

E se questa stagione, invece di essere considerata la posa di un selfie che fissa un momento felice, fosse la pausa da una vita stressante e superficiale o avvertita come vuota e inutile, insignificante o poco interessante senza chiari obiettivi da raggiungere né progetti accattivanti su cui lavorare? Se invece di essere rilassante diventasse rigenerante? 

Questa pausa potrebbe allora creare uno spazio di calma dal frastuono assordante della nostra società sempre più chiacchierona e superficiale su importantissimi temi come accoglienza, razzismo, umanità, solidarietà, qualità della vita di tutti e per tutti. Questa pausa potrebbe fermare lo show del nostro ego e attenuare la sua luce rivolta soprattutto su di sé.

L’estate potrebbe allora essere concepita come il momento privilegiato di rigenerazione che permette un bilancio lucido, che dia l’avvio ad una nuova dimensione della vita in cui si rifiuta di separare l’«io» dal «noi», in cui dare significato al proprio lavoro o al nostro pensionamento, ripensare ai conflitti dei nostri rapporti e cercare una giusta ed equilibrata via di riconciliazione… perché in ognuno di noi c’è sempre un conflitto da risanare! Un riposo che riflette potrebbe farci notare il re nudo o il pifferaio magico di turno che vuole abbindolarci con suadenti parole sulla sicurezza nazionale o sulla difesa dei confini…

Una vita senza progetti… è una vita vuota!

Una testa che non riflette… è una testa vuota!

Una volta qualcuno mi ha detto. «Riposati, prima di agire». Sorrisi e per tanti anni non compresi la verità nascosta in quel paradosso. Oggi però, che credo di aver capito quella parola profonda, ho cominciato a tentare di viverla e a gustarla. 

Sembrerebbe strano che un pensionato parli di riposarsi per poter agire, anche perché sembrerebbe sia più facile riposare che agire, riposare che lavorare… eppure è vero proprio il contrario. Suppongo che la maggior parte di noi siamo convinti, assolutamente convinti, che ci si debba o che ci si possa riposare dopo aver lavorato, dopo una fatica… non prima. Eppure, prima dell’azione occorre la quiete del riposo, che è un atteggiamento spirituale, non il rilassamento dei muscoli e dei sensi È un riposo che serve a spezzare il potere di uno dei vincoli più potenti della nostra società: l’urgenza! 

C’è il riposo dalle fatiche compiute e c’è il riposo per le fatiche da compiere. C’è il riposo dell’azione e c’è il riposo della parola... come c’è il riposo della carne e il riposo dello spirito. Le parole più profonde, più sagge e più toccanti nascono dalle profondità di un’anima quieta, ibera, come le azioni più incisive nascono da un’accurata riflessione o da un’improvvisa e istintiva scelta che ha nella maturità interiore le sue radici più profonde.

Libertà è anche non avere l’assillo dell’urgenza, riflettere con calma su come essere ancora utili per gli altri, per la stessa società, per la famiglia e soprattutto per ritrovare o reindirizzare il senso della propria esistenza.

Noi non sappiamo cosa ci accadrà nel giorno che comincia. Abbiamo programmato delle cose o forse non programmato nulla, abbiamo degli impegni o degli appuntamenti, ma  forse no. Abbiamo la solita routine che ci attende... ma non sappiamo chi incontreremo magari per caso. Non conosciamo gli imprevisti, chi ci telefonerà o le situazioni inaspettate che dovremo fronteggiare. Non sappiamo neppure se termineremo in vita la nostra giornata...

 Occorre allora acquietarsi in Dio prima di cominciare ogni cosa. Lo yoga e tutte le tecniche di rilassamento che tanti adottano sono il sintomo di un’esigenza che si avverte sempre più nella vita di oggi, ma non so se questo rilassamento è come il riposo dei bimbi in braccio alla loro madre, come ci ricorda il salmo 130

                                       come un bimbo appena allattato in braccio a sua madre,                                           

così ho calmato e acquietato l’anima mia in Te , Signore  

Il ritorno dalle vacanze o da alcuni giorni trascorsi in montagna o al mare, diventerebbero i primi giorni di una nuova fase della nostra vita e non l’esibizione della nostra bella abbronzatura o del nostro rilassamento o un argomento di discussione tra amici. 

Il riposo vissuto come preparazione e come momento di rigenerazione per una vita di gioia scelta e di rifioritura profonda che permette di caricarla di nuovi frutti. 

Nel condividere questa riflessione con voi mi è venuto in mente quello che ha scritto Albert Camus nel suo libro “L’estate” (L’Eté)

“Viene il giorno quando più nulla mi meraviglia,

tutto è conosciuto, la vita trascorre nel ricominciare.  

 È il tempo dell’esilio, della vita che si secca…

Per rivivere c’è bisogno di una grazia, l’oblio di sé

e lo sguardo verso nuovi orizzonti.”

La fede non è solo credere... ma è anche, se non soprattutto, riprendere forza e lucidità: nonostante tutto! 

Amen.

past. Giuseppe La Torre

 

meditazione proposta da Franco D'Amico - culto del 21 luglio 2019

 

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