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04 | 04 | 2020
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potereLe esigenze del Potere

SERMONE su Isaia 58, 6-12

Tutti noi abbiamo chiara in mente qual era la condizione sociale e politica degli ebrei e, in particolare, di Gerusalemme ai tempi di Gesù. In Gerusalemme gli edifici importanti erano tre. Il Tempio, attorno al quale ruotava la vita religiosa del popolo, diretto da una casta sacerdotale numerosa e privilegiata; il Palazzo del Gran Sacerdote, in cui si concentrava la guida del popolo nel rispetto formale della “Legge” dettata da Mosè e l’azione diplomatica verso il vero potere dominante, l’IMPERO; il Palazzo del Pretorio, cioè la sede del Governatore romano.

I contrasti all’interno della società israelitica erano duri: chi si adattava a vivere sotto il potere imperiale, anzi si metteva al suo servizio (come i pubblicani); chi si ritraeva a vivere in un mondo di fatto separato dai dominatori, secondo le proprie tradizioni e una fede concentrata nelle attenta osservanza di gesti rituali esteriori ma importanti, perché definivano l’identità di quel popolo ( come i farisei, i sadducei); chi fremeva sotto l’oppressione e cercava di organizzare una resistenza o addirittura la rivolta (come gli zeloti).    

Si vive sotto il giogo di una potenza straniera, privati della possibilità di progettare, perfino di sognare, una sorte diversa. All’ IMPERO interessa l’ordine pubblico, cioè che il popolo ubbidisca alle sue leggi e non ostacoli gli affari dei dominatori, e che paghi le tasse. L’IMPERO ha fame delle risorse, delle ricchezze che producono i popoli dominati. In questa situazione si moltiplicano gli opportunisti. All’IMPERO interessa che a rappresentare e guidare il popolo sottomesso siano persone che gli ubbidiscano senza discutere, o per paura o, meglio ancora, rendendoli complici attraverso la corruzione. “ Tu mi servi ed io ti permetto di arricchirti”. La grande maggioranza del popolo subisce questa situazione, non sa come uscirne. Gesù dice loro che non si sognino nemmeno di contrastare il potere dominante con la forza, non ce la farebbero mai, bisogna guardare più avanti, più in profondità, progettare e cominciare a vivere una società nuova in cui l’organizzazione sociale dominante/ dominato, padrone/ servo scompare nella fraternità vissuta nel concreto di ogni giorno. Non più il grande ricco e il miserabile sotto la tavola a mangiarsi le briciole, ma un convito fraterno in cui tutti sono a tavola. E’ un progetto di lungo periodo ma che scassa dalle fondamenta il sistema imperiale, il “giogo” sotto cui tiene il popolo. L’IMPERO lo capisce e fa fuori Gesù.

Mi viene in mente, facendo un salto di duemila anni, la sorte di Lumumba o di Allende o di Dubcek o di Imre Nagy o di Martin Luther King.  

A questo punto probabilmente vi state chiedendo “ ma non dovevamo riflettere su un testo di Isaia?”. E’ quello che sto cercando di fare.

Ho utilizzato prima la parola “giogo” per caratterizzare la condizione di un popolo sottomesso a un IMPERO. “Giogo” è una parola contadina. “L’arnese di legno che si applica sul collo di una coppia di bovini da lavoro; presenta un grosso anello centrale a cui si attacca la stanga del traino”. Poi ha finito per significare qualunque potere che “soggioga” un essere umano o una società intera ( oggi, forse, si potrebbe identificare uno di questi poteri nei “Mercati Finanziari”).

Il primo versetto del capitolo 58 di Isaia su cui siamo chiamati a riflettere, il versetto 6, utilizza due volte questa parola:6 Il digiuno che io gradisco non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo?

Ma chi è questo Isaia. Dicono gli studiosi di questo straordinario libro della Bibbia che si tratta del “Terzo Isaia”. Il libro di Isaia è considerato uno dei testi profetici più straordinari e anche un’opera di altissimo livello poetico. Però si è andato costruendo, così come ci è arrivato, durante alcuni secoli.

Il primo Isaia ( che è il vero Isaia) nasce intorno al 765 a.C. Israele ha una suo re ma non è uno stato indipendente. L’IMPERO dominante è quello Assiro, che ha il suo centro nella vicina Mesopotamia.           

Il secondo Isaia profetizza circa due secoli dopo. L’IMPERO dominante ha deportato parte della popolazione di Israele e, in particolare di Gerusalemme, in Babilonia, la capitale. Qui hanno vissuto come servi per circa ottanta anni. Alla fine un altro IMPERO, quello persiano prende il potere su tutti quegli immensi territori. L’imperatore Ciro decide di liberare quei servi ebrei che vivono in Babilonia. Fine della cosiddetta “cattività babilonese”. Il Secondo Isaia celebra Ciro come un liberatore.  Il Terzo Isaia vive poco tempo dopo, nel periodo in cui viene ricostruito il Tempio, circa il 520 a.C., a Gerusalemme. Sono tornati da Babilonia ma mica hanno trovato un deserto. In un suo sermone del 2014 su questo stesso testo, il pastore Antonio Adamo, di Roma , sintetizza bene la situazione :” A Gerusalemme, in Giudea troviamo quattro gruppi diversi: i giudei tornati dall’esilio, quelli rimasti in Giuda, gli stranieri e i giudei della diaspora. La tensione nasce tra conflitti e incomprensioni, ognuno crede di possedere la verità in modo esclusivo: tutti sono migliori di tutti….La Parola di Dio è diventata un alibi per conservare privilegi, così ogni pratica religiosa. Il digiuno …è diventato uno strumento per ingannare il Signore e sperare di conquistarne la benevolenza”. Grosso modo è la situazione in cui vive Gesù. E il nucleo della predicazione di Gesù è già qui, nelle parole di Isaia. Vi ricordate? “ Avevo fame e mi avete dato da mangiare; avevo sete   e mi avete dato da bere”   eccetera ( Matteo 25 ) Sostanzialmente Gesù sta riproponendo quanto diceva Isaia, 500 anni prima.

Ancora oggi il sermone del monte di Gesù, la parole di Isaia sono attuali, coinvolgenti e sconvolgenti. Una breve considerazione sul versetto 7, in particolare sull’ultima frase: 7 Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?

“Che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne” . Di solito, quando noi pensiamo all’espressione “ carne della tua carne” pensiamo ai cosiddetti parenti di sangue. Non è così per Gesù, non è così per Isaia, non è così per i cristiani. Senza tanti giri di parole, lo ha sintetizzato molto bene Giuseppe Ficara in un suo sermone: “carne della tua carne, cioè una creatura umana come te”

C’è sempre qualche IMPERO da qualche parte. E dei popoli sotto controllo. E dentro questi popoli ci sono quelle varianti che c’erano ai tempi di Gesù, e di Isaia. Ma, allora, il mondo è sempre uguale! No! E’ sempre diverso, perché la “visione” di un mondo diverso va avanti lentamente, scava nelle profondità dell’essere umano. Due alternative fondamentali si confrontano quotidianamente: L’ESCLUSIONE e l’INCLUSIONE:

“C’è carne e carne, anche carne da cannone // Ogni essere umano è carne della mia carne”

“Chi non è con me è contro di me” // Io sto con chi è più debole e discriminato”

“C’è chi comanda e chi deve ubbidire // Chi comanda è al servizio di tutti gli altri”

“Gli affari più importanti sono quelli delle persone o delle società più importanti // Gli affari più importanti sono quelli che migliorano la vita di tutti” .

Isaia, come Gesù, invita a fare una scelta. Vivere da cristiano è fare una scelta, non accettare che altri scelgano per te. .

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Giovanni Lombardo, membro della chiesa valdese di Trapani e Marsala

Culto del 6 ottobre 2019

 

 

 

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