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04 | 04 | 2020
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kurdistanFatti, opere, non parole

14 A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? 15 Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, 16 e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? 17 Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta. 18 Anzi uno piuttosto dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». 19 Tu credi che c'è un solo Dio, e fai bene; anche i demòni lo credono e tremano. 20 Insensato! Vuoi renderti conto che la fede senza le opere non ha valore? 21 Abraamo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere quando offrì suo figlio Isacco sull'altare? 22 Tu vedi che la fede agiva insieme alle sue opere e che per le opere la fede fu resa completa; 23 così fu adempiuta la Scrittura che dice: «Abraamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto come giustizia»; e fu chiamato amico di Dio. 24 Dunque vedete che l'uomo è giustificato per opere, e non per fede soltanto. 25 E così Raab, la prostituta, non fu anche lei giustificata per le opere quando accolse gli inviati e li fece ripartire per un'altra strada? 26 Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. Giacomo 2:14-26

   Dopo aver letto e riflettuto un poco ( troppo poco) su questo scritto dell’apostolo Giacomo, mi sono detto ” a che serve scrivere, pronunciare dinanzi all’Assemblea durante il culto parole, parole parole?”. Non avevo nessuna voglia di preparare alcuna riflessione o commento su questo testo.   In questo momento e durante tutta questa domenica nei templi valdesi e battisti e metodisti e di tutte le altre denominazioni protestanti, e nelle chiese cattoliche e ortodosse, un fiume di parole si sta riversando sui cristiani (e anche non cristiani ) ricordando   Gesù e i suoi insegnamenti. E poi i culti si concludono. Fra chiacchiere e reciproci salutarsi i cristiani se ne tornano ai propri affari ed affetti, quel fiume diviene subito un rivoletto magro, insignificante.

Pensiamo all’Europa, cioè a noi stessi.

Ieri, qui a Marsala, in piazza della Repubblica, di fatto sui quattro lunghi gradini dalla chiesa madre, un po’ di nostri concittadini si è incontrato per un sit-in di solidarietà verso i Curdi e di condanna per la guerra scatenata dalla Turchia. All’estremità dei gradini era collocato un grande cartello riproducente una scena disegnata da un vignettista satirico capace di sintetizzare tutte le chiacchiere di decine di pagine in una sola immagine. Al centro la tragedia dell’attacco ai Curdi. A sinistra il presidente degli Stati Uniti che dà le spalle. Più in basso, a fianco, Putin impassibile che osserva la scena. A destra l’Europa, raffigurata come una figura umana piegata sulle ginocchia e senza testa, poiché la testa è sotto la sabbia. Ecco l’Europa! che dice di essere cristiana, in cui si dibatte sui crocifissi da ostentare nei luoghi pubblici e sul velo delle musulmane, e che, senza alcun dibattito, vende armi ai dittatori di tutto il mondo.

A che valgono tutte le parole del mondo, se nessun gesto concreto, nessuna “opera”, come dice Giacomo, viene fatta per contrastare quello che viene apertamente presentato come un genocidio ( chiamando tutto un popolo “terrorista”) dallo stesso Erdogan, anche se lo chiama “Operazione Fonte di Pace”. Infatti apertamente dichiara che vuol cacciare dal territorio che sta invadendo gli attuali abitanti per sostituirli con i rifugiati siriani, che ospita nel suo territorio. Si chiama un’operazione del genere “ sostituzione etnica”.

Eppure, mentre diffidavo sempre più delle parole che si sprecano dentro i luoghi di culto - facciamoci caso, Gesù raramente parlava nelle sinagoghe, di solito per la strada, nei cortili, nelle piazze, in case private, su colline e spiagge – mi sono accorto che siamo circondati da parole che sono vere e proprie azioni, “opere”. Parole che vanno in giro stampate, ma non sono romanzetti ripetitivi del modello di momentaneo successo; oppure circolano sul web, ma non sono le frasi degli insultatori di professione.

Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese, esattamente due anni fa, il 16 ottobre 2017, scrive quello che sarà il suo ultimo articolo. Lo pubblica on line, sul suo blog. Nessun giornale maltese accetta ormai i suoi scritti. Da tempo non scrive solo di giardinaggio, in cui è specializzata. Scrive sulla corruzione che invade Malta. E con le sue inchieste sulla corruzione ha toccato anche il Governo. Quest’ultimo articolo si conclude così: “ Ci sono corrotti ovunque si guardi, La situazione è disperata”. Esce di casa, sale in macchina per andare a fare un’operazione in banca. Accende il motore, fa alcuni metri, da qualche parte azionano un telecomando e l’auto esplode. Ha 53 anni. Domenica scorsa i suoi tre figli la hanno ricordata in una trasmissione televisiva qui in Italia.

E poco tempo fa abbiamo appreso che è stata bloccata l’archiviazione della inchiesta sull’assassinio di Ilaria Alpi e del fotografo Milan Hrovatin a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Ilaria stava facendo una inchiesta su un traffico d’armi che coinvolgeva Italia e Somalia .

Attualmente in Italia ci sono 16 giornalisti sotto scorta, perché minacciati per le inchieste che pubblicano. Ne ricordo alcuni: Sandro Ruotolo, che opera in Campania; Paolo Berizzi, minacciato da Casa Pound per suoi articoli su rinascita di fascismo e nazismo; Federica Angeli che lavora a Ostia, minacciata dalle mafie locali; Giovanni Tizian, che racconta la ‘ndrangheta dell’Emilia; Roberto Saviano.

Vi ricordate di Enzo Biagi e Michele Santoro cacciati dalla Rai perché disturbavano il potere di turno, in quel periodo rappresentato da Berlusconi?

Viviamo in un mondo sommerso da intere praterie, sconfinate, di parole inutili, fuorvianti e incretinenti…però qua e là emergono collinette, poggi, montagnole di parole pesanti, che cercano di informare veramente, che regalano ai propri lettori inchieste ed analisi fatte con scrupolo. E ci lavorano migliaia di nostre concittadine e concittadini, in lotta costante con i vari poteri centrali e locali che non gradiscono essere disturbati nei loro affari.     Questi sono “fatti” “ opere”, non parole. Forse non ci rendiamo conto di quanto sia importante la presenza, a livello locale, di giornali on-line (come TP24 nella nostra provincia) o di fogli quotidiani di informazione scritta (come Marsala c’è, a Marsala appunto) .   Ed esperienze del genere pullulano un po’ dappertutto, aiutati dalle grandi opportunità che offre un uso sapiente del web. Non è vero che i giovani più dotati, che le “ intelligenze” fuggono all’estero o al nord in cerca di opportunità. Molti rimangono ad operare in situazioni difficili. E offrono a tutti noi queste “piazze virtuali” di incontro e discussione. Incontri e discussioni, confronti ed anche polemiche accese da cui possono nascere quelle opere, di cui parla l’apostolo Giacomo:

 14 A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? 15 Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, 16 e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve?

Giovanni Lombardo – culto del 20 ottobre 2019

  

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