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04 | 04 | 2020
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piscinaVUOI GUARIRE ?

Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, c'è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici. Sotto questi portici giaceva un gran numero d'infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici. Là c'era un uomo che da trentotto anni era infermo.
Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?» L'infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l'acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me». Gesù gli disse: «àlzati, prendi il tuo lettuccio, e cammina». In quell'istante quell'uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.
Quel giorno era un sabato; perciò i Giudei dissero all'uomo guarito: «è sabato, e non ti è permesso portare il tuo lettuccio». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"».
Essi gli domandarono: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina?"» Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, perché in quel luogo c'era molta gente. Più tardi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: «Ecco, tu sei guarito; non peccare più, ché non ti accada di peggio». L'uomo se ne andò, e disse ai Giudei che colui che l'aveva guarito era Gesù. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo; perché faceva quelle cose di sabato. (Gv 5, 1-16)

Come funzionava questa piscina di Bètzata con le sue acque miracolose? Dal racconto sembrerebbe che gli infermi che giacevano sotto i cinque portici dovevano calarsi in acqua, appena questa cominciava ad agitarsi. Non sappiamo altri particolari di questa piscina e della sua tradizione.

Potremmo tentare di dare una spiegazione allegorica al brano, di ordine spirituale.
Dunque. La cosa che mi incuriosisce è il personaggio incontrato da Gesù. Mi chiedo. Possibile che questo malato non abbia trovato proprio nessuno che lo calasse nelle acque della piscina?

Trentotto anni sono tanti e probabilmente non era la prima volta che questo invalido si recava alla piscina. Possibile che non sia mai riuscito in tanti anni a tuffarsi almeno una volta in quelle acque?

Allora chiediamoci: l'evangelista Giovanni chi ci rappresenta con questo personaggio? Gesù con lui è molto netto: vuoi guarire? prendi la tua barella e cammina. Certamente non lo tratta con tenerezza. Non lo solleva, non lo accarezza, non lo prende per mano come fa in altre guarigioni. Nessun contatto fisico. Nessuna richiesta sulla fede. Gesù capisce di trovarsi davanti ad un soggetto che ha bisogno di uscire prima di tutto dal suo vittimismo. Oggi noi sappiamo che a volte la malattia può essere alimentata da un certo malsano compiacimento che ne impedisce la guarigione. Questo malato in realtà non vuole scendere nelle acque e trova ogni volta la scusa buona per non farlo. Cioè non vuole prendere in mano la sua malattia e la possibilità di guarirne. Gesù lo richiama a non dipendere dagli altri ma a far valere le sue risorse personali e tirar fuori dignità e coraggio. No, Gesù non cede alla frase strappalacrime: "Non ho nessuno che mi immerga nella piscina", un pò come faceva il buon Calimero nelle pubblicità di Carosello. No, Gesù non spingerà quel lettino verso la piscina, ma gli dice: "Prendi la tua barella e cammina". Ed è in quel momento che guarisce, quando decide di credere non solo nella Parola di Gesù ma anche nelle sue personali possibilità, o meglio quando trova il vero Maestro che finalmente lo stana dal suo masochismo e gli ridona stima sufficiente per poter guarire. Ma che succede appena quest'uomo svolta l'angolo della piscina per tornarsene a casa? Purtroppo era un sabato, giorno di assoluto riposo per i custodi della legge giudaica, non era permesso neppure portare quel lettuccio sulle spalle.
'Come osi trasgredire la nostra legge?' E il nostro uomo è ancora prigioniero di questa legge, non sa prendere il suo coraggio e controbattere l'ipocrisia di questi giudei che lo rimproverano. Sa dire soltanto «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"». Non sa nemmeno di chi si tratta, è andato via, mischiato nella folla, prima che potesse anche solo ringraziarlo. Ma per fortuna si incontrano di nuovo nel tempio, e stavolta è ancora Gesù che gli si fa incontro. Anzitutto lo rassicura: ormai sei guarito, ma non peccare più perché potrebbe capitarti di peggio. Qui l'evangelista Giovanni sposa l'idea corrente, per cui le malattie sarebbero provocate dal peccato dell'uomo. Oggi sappiamo che così non è, ma che siamo esposti a tanti agenti patogeni fin dal nostro concepimento, per cui spesso hanno la meglio i batteri, i virus, i retrovirus e i tanti veleni che ci ammorbano l'aria che respiriamo e i cibi di cui ci nutriamo.
Il nostro uomo va a riferire ai Giudei che è stato Gesù a comandargli di alzarsi e portare il suo lettuccio a casa. Forse l'avrà detto per glorificare questo sconosciuto che l'ha portato a guarigione, sperando nell'applauso della classe sacerdotale del tempio. Invece proprio i custodi della sacralità del tempio cominciano a organizzarsi per liquidare questo Gesù, che poco si cura delle loro norme e dei loro codicilli, totalmente libero e pronto a venire incontro alle esigenze di ogni uomo e di ogni donna.
Cari fratelli e care sorelle nella comune fede cristiana, mi piace soffermarmi su queste tre paroline: ormai sei guarito. E voglio riferirle alla nostra condizione di discepoli. Spesso succede di sentirci depressi per la poca fede che trapela dal nostro parlare, dal nostro modo di pensare, dal nostro modo di agire. Poi arriviamo al culto e, nel momento della confessione, ci sentiamo quasi smarriti, bloccati spiritualmente, muti davanti al Signore. Ma bastano pochi attimi, è la nostra confessione silenziosa, per chiedere perdono a Dio e accettare ancora una volta il suo perdono e il suo amore. Ormai sei guarito, ormai sei perdonato, ormai devi camminare con la schiena dritta, nessuno può farti tornare indietro. Ecco, per noi non ci può essere depressione dopo questa rassicurazione. Siamo la nuova famiglia di Gesù, siamo i rami del suo vitigno, siamo il frutto della sua predicazione, che è arrivata fino a noi e che noi abbiamo il compito di portare avanti per un'altra generazione. Noi siamo guariti, ora ci tocca farci artefici di guarigione per coloro che sono in attesa che si smuovano le acque e intanto se ne stanno fermi in attesa di qualcuno che li aiuti a sollevarsi da terra.

Franco D'Amico – culto del 27 ott. 2019

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