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04 | 07 | 2020
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fedeltàLa fedeltà di Dio

 Ora, come è vero che Dio è fedele, la nostra parola verso di voi non è stata sí e no.  Perché il Figlio di Dio, Gesú Cristo, che è stato fra voi predicato da noi cioè da me, da Silvano e da Timoteo non è stato «sí» e «no», ma è stato «sí» in lui.  Poiché tutte le promesse di Dio hanno in lui il «sí» e «l'amen», alla gloria di Dio per mezzo di noi.  Or colui che ci conferma assieme a voi in Cristo e ci ha unti è Dio,  il quale ci ha anche sigillati e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori. ( ll Corinzi 1, 18-22)

Cari fratelli e care sorelle, il tema che oggi cercheremo di sviluppare riguarda la fedeltà. E mi pare di poter suddividere la nostra meditazione in tre punti: la fedeltà di Dio, la fedeltà di Gesù e la fedeltà di noi, credenti e discepoli del XXl secolo. In che senso possiamo parlare di un Dio fedele, al di là delle diverse culture e religioni?

Dio è autore della vita e del cosmo intero in tutte le sue sfaccettature. Ma è autore anche delle leggi fisiche e chimiche che reggono i rapporti di tutto il creato. Vi immaginate cosa succederebbe se all'improvviso non funzionasse più la legge di gravità, l'attrazione dei corpi celesti, il rapporto fra causa ed effetto? Persino lo sport sarebbe impossibile, per limitarci al calcio nessun giocatore riuscirebbe più a smuovere un pallone. Gli scienziati sono sempre alla ricerca delle sottili leggi che regolano tutti gli aspetti e i rapporti del nostro mondo. E così siamo riusciti a mettere piede sulla luna, si parla addirittura di un progetto per uno stanziamento stabile su Marte. E tutto questo è possibile, perché sappiamo che le leggi della natura e del creato sono immutabili. Per me qui sta la fedeltà di Dio. Dio è fedele alle leggi con le quali regge tutto l'universo, genere umano compreso. Io ne sono talmente convinto che non riesco a capire la veridicità di presunti miracoli, se per miracolo intendiamo la sospensione di una qualche legge fisica o chimica. Spesso è l'interpretazione di un evento che classifica come miracolo qualcosa che appare incomprensibile. Ma bisogna avere fiducia nel lavoro degli scienziati, che fanno passi da gigante in tutto lo scibile umano.
Ma per noi cristiani questo non basta, dobbiamo scoprire il Dio, di cui ci ha parlato Gesù, un Dio che è soprattutto padre.
Il tema è sempre quello della fedeltà. Si comincia con Dio Padre che è definito in greco pistós, tradotto un po' liberamente come "testimone" (v.18). In realtà l'aggettivo significa "fedele, affidabile". E Dio lo è stato con le sue promesse e i suoi atti di salvezza nella storia del popolo ebraico, nonostante le infedeltà di Israele. Cristo, poi, è venuto nel mondo per condurre a pienezza quella stessa storia salvifica ed è per questo che il suo emblema è il "sì" fedele, divenendo la prova definitiva e "sperimentabile" dell'affidabilità e fedeltà di Dio Padre e delle sue promesse .

Uno studioso tedesco, Adolf Jülicher, definiva la Seconda Lettera ai Corinzi come «la più enigmatica e personale delle Lettere paoline». Lo è per una serie di allusioni polemiche nei confronti dei cristiani di quella città greca coi quali l'Apostolo ebbe un rapporto turbolento, testimoniato da entrambi gli scritti a loro destinati e a noi giunti. In verità si fa cenno anche ad altre missive inviate da Paolo, tra le quali una «scritta tra molte lacrime» (2,4) e andata perduta o forse, come ipotizzano alcuni studiosi, inserita in questa Seconda Lettera con qualche altro frammento epistolare.
In questa domenica la liturgia propone il piccolo brano dello scritto paolino (1,18-22), che abbiamo letto. L'Apostolo qui reagisce contro coloro che lo accusavano di essere una sorta di banderuola ondeggiante tra posizioni contrastanti, di essere quindi un incoerente, oscillante tra il "sì" e il "no". Con fermezza egli rivendica la sua aderenza al modello centrale, Cristo, il quale aveva insegnato nel Discorso della Montagna: «Sia il vostro parlare sì, sì; no, no!» (Matteo 5, 37). Anzi, tutta la sua esistenza e la sua opera furono un "sì" pieno alle promesse che erano state fatte da Dio. Ebbene, vogliamo mettere l'accento proprio su questo elemento che, come un filo d'oro, tiene insieme tutto il nostro brano.
L'Apostolo – al contrario delle accuse che vengono scagliate contro di lui – annunciando assieme ai suoi collaboratori Silvano e Timòteo la purezza del Vangelo, cioè il "sì" di Cristo, è stato un esempio di fedeltà. Ed è per questo che tutti i cristiani devono con lui levare verso Dio la preghiera e la professione di fede dell'Amen. Ora, come è noto, questo termine ebraico liturgico, che ancor oggi noi usiamo a suggello delle nostre preghiere, è basato sulla radice verbale che indica la fedeltà nel credere. È il verbo di Abramo che "credette" fidandosi del Dio affidabile e fedele (Genesi 15,6). Si ha, così, un lineamento costante che accomuna i quattro volti presenti nel brano paolino, lineamento espresso con le due parole pistós, "fedele", e "sì": Dio, Cristo, l'Apostolo e i cristiani. Il nostro Amen corale è, quindi, il suggello della nostra fedeltà al Dio fedele e al "sì" di Cristo.
L'ultimo punto: la nostra fedeltà. Siamo dei discepoli fedeli, affidabili, coerenti? Nella nostra vita abbiamo fatto una scelta di campo, aderendo alla chiesa valdese abbiamo testimoniato che non ci possiamo identificare con altre realtà. La nostra chiesa è come la nostra casa, la nostra comunità è la nuova famiglia che ci ha donato Gesù. Al momento della nostra professione di fede abbiamo promesso di vivere per Dio e con Dio, come ha vissuto Gesù, fino alla sua morte. Ma chiediamoci se conserviamo ancora lo slancio della fede, la forza della speranza, la solidarietà dell'amore, inteso come agàpe tra fratelli e sorelle. La nostra fedeltà è l'unica risposta che possiamo dare alla fedeltà di Dio e alla fedeltà del suo unigenito figlio Gesù. Facciamo un serio esame di coscienza e riprendiamo con entusiasmo il cammino che ci porta a essere una piccola luce che splende nelle tenebre del nostro mondo. Questa piccola comunità è un dono vicendevole e dobbiamo sostenerla, cooperando e partecipando alle iniziative che riusciamo a mettere in campo, ma soprattutto partecipando con assiduità al culto, senza farci ammaliare da falsi alibi che ci allontanano dalla Parola di Dio. E dobbiamo continuare a sostenere la nostra Chiesa Valdese anche con i nostri beni, se vogliamo che resti quello che è stata per tanti secoli, una comunità di discepoli cristiani, non collusi con alcun potere mondano e fieri della propria libertà, conquistata col sangue dei nostri martiri. Cerchiamo di essere fratelli e sorelle affidabili, fedeli agli impegni assunti, superando col dono della fede le difficoltà che si frappongono alle nostre relazioni di fraternità. Amen.

Franco D'Amico - culto del 22 dic 2019

 

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