;

 


04 | 04 | 2020
Arabic English French German Italian

Statistiche
Visite agli articoli
2779352

Abbiamo 18 visitatori e nessun utente online

Login Form

Da Isaia a Gesu'

Da Isaia 61,1-3 10-11 Lo Spirito del Signore, l'Eterno, è su di me, perché l'Eterno mi ha unto per recare una buona novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l'apertura del carcere ai prigionieri 2 a proclamare l'anno di grazia dell'Eterno e il giorno di vendetta del nostro DIO, per consolare tutti quelli che fanno cordoglio, 3 per accordare gioia a quelli che fanno cordoglio in Sion per dare loro un diadema invece della cenere, l'olio della gioia invece del lutto, il manto della lode invece di uno spirito abbattuto, affinchè siano chiamati querce di giustizia, la piantagione dell'Eterno per manifestare la sua gloria.   ...

10 Io mi rallegrerò grandemente nell'Eterno la mia anima festeggerà nel mio DIO, perché mi ha rivestito con le vesti della salvezza, mi ha coperto col manto della giustizia, come uno sposo che si mette un diadema, come una sposa che si adorna dei suoi gioielli. 11 Perciò, come la terra fa crescere la sua vegetazione e come il giardino fa germogliare ciò che vi è stato seminato cosí il Signore, l'Eterno, farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le nazioni.

 Il profeta qui ci consegna la sua esperienza più intima, che è quella dell'essere pervaso, abitato dallo Spirito del Signore Dio. "Lo Spirito del Signore è su di me". Questa esperienza trasforma la sua identità, rendendolo proprietà del Signore, luogo dove Dio si manifesta:"Mi ha consacrato con l'unzione". L'unzione è un rito antico con cui si consacravano o il re o il sommo sacerdote. Conferisce una missione precisa,"mi ha mandato". Sono descritte sette finalità, sintetizzate nel primo incarico:"Portare il lieto annuncio ai miseri". Chi sono i miseri? Tutte le persone prive di potere politico, di prestigio sociale, di risorse materiali, e che hanno invece come unico sostegno il Signore, l'abbandono fiducioso a lui.

 Il lieto annuncio riguarda una comunità che come unico bene ha il Signore e che sperimenta le dolorose ferite della sua storia, storia di "cuori spezzati". Di fatto la missione del profeta è quella di aiutare il popolo a ritrovare la sua identità, la sua libertà, senza lasciarsi schiacciare dall'oppressione, dalla frustrazione profonda. Dio non si è dimenticato di loro, ma neppure di noi, oggi, in particolare di chi di lui si fida. L'anno di Isaia era un anno giubilare: ogni 50 anni si azzeravano i debiti e i crediti, lo schiavo tornava in libertà, un terreno ritornava di proprietà a chi era stato costretto a venderlo per necessità. Il lieto annunzio che il profeta porta è paragonabile ad un giubileo straordinario, in cui la terra intera torna al suo creatore, a Colui che dona la vita con generosità. Questa terra produce frutti speciali, preziosissimi: la giustizia, che è il corretto rapporto con il Signore e con il prossimo, e la lode, il ringraziamento. E' un tempo di gioia piena, di esultanza incontenibile, perché è finito il tempo della desolazione e dell'afflizione.
I versetti 10-11 ci mettono di fronte alla coscienza del profeta e ai suoi sentimenti di fronte al compito ricevuto. Non solo timore per la grandezza del compito, né solo entusiasmo per essere investiti di una particolare dignità, ma innanzitutto gioia perché il Signore ha reso possibile la sua opera attraverso la vita del profeta. La ricorrente immagine biblica della terra che produce germogli, ci consente di entrare nell'animo umile del profeta chiamato: non è lo sforzo del contadino che farà fruttificare il giardino, ma è solo Dio, che sa far crescere tutte le cose, che potrà stabilire la sua giustizia.
Il vero profeta è colui che attira lo sguardo su ciò che Dio sta compiendo giorno dopo giorno, nella pazienza di chi sa che per far crescere tutte le cose ci vuole del tempo.
Sarebbe questa l'esegesi piu' corretta del testo di Isaia appena letto, se non ci fosse un intervento esegetico molto autorevole e referenziale.
Nel vangelo di Luca al cap. 4 troviamo Gesu' che si alza per leggere e commentare le sacre scritture, nella sinagoga di Nazareth. Gli viene dato il rotolo del libro di Isaia, proprio al capitolo 61.
Gesu' legge tutto il capitolo e poi si siede. Ma gli astanti hanno tutti gli occhi rivolti verso di lui. Gesu' capisce che si aspettano un commento, vogliono sapere a chi si riferisce il profeta Isaia. E Gesu' non si tira indietro. E' venuto il suo momento, la rivelazione del figlio di Dio: oggi si è adempiuta questa scrittura che voi udite. E allora il profeta Isaia non parla di se stesso, parla come un grande profeta. Vede oltre il tempo, vede in anticipo la salvezza che porta questo Gesu', l'unto di Dio e qundi il vero Cristo – il vero Messia – atteso in Israele, soprattutto dopo la liberazione dalla schiavitu' babilonese.
Gesu' riceve lo Spirito del Signore come unzione che lo consacra per annunziare il vangelo della libertà e della liberazione. Gia' a dodici anni lo abbiamo visto discutere nel Tempio di Gerusalemme con i sacerdoti e con i maestri del tempio. Ci dice Luca che ogni anno Giuseppe e Maria si recavano al Tempio, quindi tutti conoscevano questo ragazzo – Gesu' – che accompagnava i suoi genitori e che cresceva nella conoscenza delle scritture. E di anno in anno notavano anche come cresceva in altezza, come diventava un uomo perfetto nel fisico e nello spirito.
Come hanno fatto Giuseppe e Maria a perderlo di vista? La cosa mi stranizza e penso che l'evangelista Luca abbia voluto mettere in guardia la sua comunità. Non basta essere discepoli di Gesu', possiamo perdere il contatto con lui, possiamo decadere dalla fede, possiamo avere bisogno di cercarlo di nuovo, sperando di trovarlo, per la nostra savezza eterna. E dove possiamo trovarlo? Oggi sappiamo dove trovarlo. Gesu' è presente fra noi, che siamo la sua comunità. Gesu' è presente nelle sacre scritture, che parlano di lui. Gesu' è presente nella nostra vita, nella nostra famiglia, se lo facciamo entrare quando bussa al nostro cuore e alla nostra intelligenza. Gesu' è presente nel nostro culto, soprattutto nel memoriale della santa cena. Per questo dobbiamo impegnarci a essere sempre presenti e partecipi al culto, massima espressione della nostra fede e della nostra lode al Signore. Amen.

Franco D'Amico - culto del 5 gennaio 2020

 

Share

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

AVVISO: I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, si accetta l'utilizzo dei cookie da parte nostra. I nostri sono solo cookie tecnici, ovvero quelli in grado di registrare informazioni per non costringerci a digitarle ogni volta che visitiamo il sito.