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26 | 11 | 2020
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Parabola del padrone della vigna 

 
1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale uscì di mattino presto per assumere dei lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito di nuovo verso l'ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: "Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che è giusto". Ed essi andarono. 5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. 6 Uscito verso l'undicesima, ne trovò degli altri che se ne stavano là e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?" 7 Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha assunti". Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna". 8 Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e da' loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi". 9 Allora vennero quelli dell'undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 10 Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch'essi un denaro per ciascuno. 11 Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: 12 "Questi ultimi hanno fatto un'ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo". 13 Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest'ultimo quanto a te. 15 Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?" 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi». – Matteo 20, 1-16

 Questa parabola è famosa. E' anche disorientante. Sì, proprio nel senso di far perdere l'orientamento. Ma come? Come cristiani non facciamo che predicare la giustizia. Ho detto "predicare" e sono sicuro che è così. Non ho detto che "pratichiamo" la giustizia. Anche su questo però ho una opinione abbastanza chiara: pochi di quelli che ci diciamo cristiani ci sforziamo di "praticare" la giustizia.

Gesù è stato molto chiaro. Non intende abbandonare la legge di Mosè, ma migliorarla, cercando di comprendere il più profondamente possibile la volontà del Signore. E nella Torah, sul modo di trattare gli operai, le parole sono molto chiare. Nel Deuteronomio, al capitolo 24, versetti 14-15, è scritto: "Non defrauderai l'operaio povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno degli stranieri che stanno nel tuo paese, nelle tue città. Gli darai il suo salario ogni giorno, prima che tramonti il sole, poiché egli è povero e l'aspetta con impazienza, così egli non griderà contro di te al Signore e tu non commetterai peccato".
In questo breve racconto, che Gesù inventa lì per lì, per spiegare a quella testa dura di Pietro cosa intende dire con l'espressione "gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi", in questo breve racconto Gesù fa applicare dal padrone della vigna, alla lettera, la "Legge" di Mosè. Il padrone della vigna ha chiamato a lavorare degli operai poveri e bisognosi, in diversi momenti della giornata. . Dà a tutti un salario dignitoso. Infatti un "denaro" per una giornata di lavoro corrispondeva allora alla paga giornaliera di un soldato romano. Li fa pagare dal suo amministratore alla fine della giornata, quando il sole tramonta, esattamente come dice la "Legge".
Eppure, ogni volta che leggo o ascolto questa parabola, mi prende un disagio ben spiegabile. E mi dispiace per Gesù. Ma qui c'è un'ingiustizia conclamata, una di quelle "ingiustizie " che si commettono senza violare la "Legge". Faccio un esempio: Publio sta passeggiando col suo amico Claudio. Sullo scalino di una vecchia chiesa c'è seduto un mendicante, un metro più in là un altro. Publio devia leggermente per passare proprio rasente a quei due. Si ferma dinanzi al primo e gli porge una banconota da 10 euro. Volge poi lo sguardo sull'altro, quindi si volta a riprendere la conversazione con Claudio e vanno via. Claudio dopo una decina di passi si ferma e gli domanda: "perché l'hai fatto?". E Publio, ridendo, " mi diverte pensare alla faccia che sta facendo quel disgraziato e alle domande che si sta facendo: ma perché a me no? che gli ho fatto? ma io non lo conosco! ma forse faccio schifo! Ah, è proprio divertente" . E Claudio:" Ma sai che ti trovo proprio strano. D'accordo, i soldi sono tuoi; ma pensi davvero che questo ti dà diritto di mortificare così la gente, anzi di giocarci come il gatto col topo". " Qua vicino c'è una buona gelateria. Garantisco io! Andiamo a rinfrescarci il palato".
Gli operai della prima ora erano contenti. Ora prendevano il "denaro " pattuito, tornavano a casa potendo comprare qualcosa di buono da cucinare. Sarebbero stati pagati per primi. E invece no. La normale procedura è invertita. Sono i più stanchi di tutti e avrebbero diritto ad andarsene per primi. E invece no. Tutti in fila. Ma che succede? A quelli che hanno fatto un'ora soltanto di lavoro è stato dato un denaro. Possibile? Anche a quelli che hanno lavorato tre ore? Ma come mai, perché? Pure a quelli che hanno lavorato sei ore, e anche agli altri. Eccolo là il padrone, che si guarda la scena. Se ne sta lì, seduto in fondo al tavolo, mentre il ragioniere ci paga; e pare pure che si diverte. Guarda che occhio contento che ha. Ci sta sfottendo. Non è giusto. Abbiamo la schiena a pezzi, sono dodici ore. A questo punto il padrone smette il suo quasi sorriso, alza la voce e li richiama "Ehi, voi, le ho capite le vostre lamentele. Non avete di che lamentarvi, Vi sto dando quanto abbiamo pattuito. E' vero o no?" - Sì, padrone, è vero. Ma è un'ingiustizia lo stesso- " Non è una ingiustizia, vi sembra ingiustizia perché siete pieni di invidia. Il vostro occhio ha guardato quello che facevo, e io facevo del bene, con occhio cattivo" - Ma come, occhio cattivo? Ma noi siamo stati contenti che gli avete dato anche a quelli di un'ora un denaro. E' che, allora, ci aspettavamo di più per noi - " Io i miei soldi li spendo come voglio, me lo vuoi dire tu come spenderli?" - No, padrone, ma, però... Lascia stare,- intervenne un terzo - andiamocene, non l'hai capito? Coi padroni finisce sempre così, curnutu e mazziatu -
Non c'è niente da fare. Gesù qui, per quanto riguarda i rapporti di lavoro e la cosiddetta giustizia distributiva, ci fa proprio una brutta figura. A meno che..... A meno che non si stia parlando d'altro. Facciamo un passo indietro. Ho ricordato all'inizio che Gesù sta rispondendo a Pietro.Che era successo. Era successo che quei quattro scalmanati che lo stanno seguendo ormai da un bel po' si sono montati la testa. Tra di loro si son detti , Gesù prima o poi fonderà un regno, nessuno gli può resistere; non ci sono altri, saremo noi a fare i ministri, a sedere nei posti importanti, e Gesù a spiegargli, Guardate che il mio Regno non è come quelli di questo mondo, è completamente diverso. Va bene, non è molto chiaro, caro Gesù, ma sempre regno è. E noi i primi saremo, per forza, siamo i tuoi più fedeli, fin dalla prima ora. Non avete capito un cavolo; d'accordo, voi siete i miei primi seguaci, ma nel Regno di cui parlo io i primi diventano ultimi e gli ultimi primi. Sarete tutti uguali, non l'avete ancora capito? Perché il mio amore non sarà inferiore per chi arriva per ultimo, o per il più debole o incapace. Non l'avete capito? L'amore non va a peso, non lo decide il ragioniere. Ascoltatemi bene, seguite con attenzione questo racconto, ma state attenti, perché non sto parlando di quello di cui sto parlando, ma sto parlando di quel regno dei cieli che voi continuate a confondere con l'Impero romano o magari con la corte che circonda Caifa. In quel Regno la moneta con cui si è pagati è l'amore, la gioia. E l'amore e la gioia sono senza peso e senza limiti. E ora ascoltatemi bene:: " Il Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa, il quale uscì di mattino presto......====================================
 

Giovanni Lombardo

 

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