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02 | 06 | 2020
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GMPALZATI, PRENDI IL TUO LETTUCCIO E CAMMINA

Carissime sorelle e carissimi fratelli di questo meraviglioso gruppo ecumenico,
Aldo ed io avremmo voluto essere con voi per questa celebrazione, ma non è stato possibile a motivo di questa crisi sanitaria per il "coronavirus" che sta paralizzando il nostro paese.
Ed anche noi, in questo momento, ci sentiamo come paralizzati, quasi costretti all'immobilità, senza poter uscire e senza poter fare ritorno a casa nostra e alle nostre cose, come avremmo voluto. Ed anche se apprezziamo la vicinanza dei nostri cari di qui, in Alessandria, e ne godiamo il calore dell'affetto, ci sentiamo già fuori posto, mancanti delle nostre abitudini quotidiane.
Oggi il nostro pensiero va a voi, a questa celebrazione e desideriamo dirvi che ci mancate tanto, che il nostro spirito è insieme a voi.

 Vi faccio dono, come promesso, della meditazione per questa celebrazione. Spero che possa toccare i vostri cuori e la vostra sensibilità in modo che ciascuno di voi possa sentirsi parte attiva del Regno di Dio.

GMP3IL PARALITICO DI BETESDA, OVVERO IL CAMBIAMENTO
È giorno di pellegrinaggio a Gerusalemme ed è lo Shabbat!
I pellegrini, in processione, si avviano al Tempio. Salgono lungo la strada che conduce alla grande spianata dove sorge il maestoso tempio di Erode.
Mentre la processione, con fatica e devozione, cerca di raggiungere la "Porta Probatica", conosciuta anche come "Porta delle pecore", un piccolo gruppo, capeggiato dal maestro Gesù, cambia direzione svoltando a destra verso la discesa che conduce alla "Piscina di Betesda", nota anche come "Casa di Misericordia". 
E anche noi - quali attenti lettori del testo giovanneo, mentre assistiamo a questa inusuale deviazione e ci chiediamo se possa esserci qualcosa di più importante dell'adorazione, della devozione o degli atti rituali e ci interroghiamo su cosa possa aver indotto il maestro Gesù a tralasciare la via verso il Tempio e modificare la sua rotta - giungiamo alla Piscina di Betesda.
La Piscina è composta da due grandi vasche d'acqua che defluiscono dal Tempio.
È circondata da quattro portici ai lati ed uno centrale che la divide a mo' di diga.
Lungo questi cinque portici si ammassano ammalati ed infermi di ogni genere, accompagnati da alcuni familiari che si prendono cura di loro.
I malati aspettano il movimento dell'acqua, che la tradizione attribuisce ad un angelo. Ma solo chi vi si immerge per primo potrà essere guarito.
Il dolore e la sofferenza sono tangibili in questo luogo e allora capiamo che è proprio questo il motivo per cui Gesù, il figlio del Padre della Misericordia, abbia volutamente cambiato direzione.
Tra tutti i malati, l'attenzione del maestro, e la nostra di conseguenza, si sposta su un uomo.
È solo! Non ha nessuno accanto. È un paralitico e sembra essere un tutt'uno con il suo lettuccio.
Gesù gli si avvicina e gli rivolge una domanda che ci sembra fuori luogo:
« Vuoi guarire? »
"Certo che sì! Certo che vuol guarire!" rispondiamo tutti noi in coro. "Che domanda è mai questa?"
Siamo in attesa dell'assenso del paralitico e invece la sua risposta ci sconcerta ancor più di quanto non lo abbia fatto la domanda.
« Signore, io non ho nessuno che, quando l'acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me! »
"Ma caro paralitico, vuoi guarire o no? Permetti al maestro Gesù di compiere l'opera sua, non essere così riluttante" lo sollecitiamo noi che stiamo seguendo il quadro che ci propone l'evangelista Giovanni.
Così, mentre siamo in attesa e in ansia per la sorte di questo uomo legato ed immobile da tantissimi anni, la voce di Gesù, sonora e rimbombante, ci coglie di soprassalto.
« Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina! »
Noi rimaniamo esterrefatti! Come può alzarsi in piedi un uomo paralizzato?
Come può caricarsi del peso del suo lettuccio un uomo debole e debilitato dal suo stato di immobilità trentennale?
E mentre noi siamo ancora lì a porci mille domande, vediamo il nostro infermo alzarsi, fare dei passi, prima vacillanti, poi più decisi e acchiappare con forza il suo lettuccio, metterselo sulle spalle e, camminando, andar via da quel luogo di sofferenza stagnante.
Ed è così che tutto cambia! La staticità si trasforma in movimento!
All'immobilizzato da tempo immemorabile, Gesù, non solo dona una nuova vita slegata dall'ingombro della paralisi, ma lo invita alla responsabilità, a non giustificarsi accusando gli altri e, pur se il testo non ce lo dice chiaramente, probabilmente anche alla partecipazione, a "farsi carico", a caricarsi quindi dei pesi di altri disabili.
Questo non lo sapremo mai davvero, ma possiamo affermare con certezza, attraverso questo testo, che il Regno di Dio non è statico, ma è azione e movimento; che il Regno dove Dio opera si allontana dalla maestosità dei templi, dalle offerte e dai sacrifici sempre uguali, ma promuove la "ricerca" continua di quanti si trovano in difficoltà, affinché ogni impossibilità a muoversi si trasformi in possibilità d'agire, senza se e senza ma, senza scuse e senza limiti.
Come avete potuto ascoltare, la mia riflessione, pensata e scritta prima dell'esplosione del "coronavirus" e di questa paralisi nazionale, contrappone alla paralisi del paralitico la dinamicità del Regno di Dio che vede i suoi membri attivi e non statici, i quali si fanno carico della propria responsabilità, di altruismo e di cura per sostenere e aiutare i più fragili e gli indifesi.
Così, mentre noi, ingenuamente, pensiamo che i "templi" siano i luoghi dove si esprime e si realizza l'incontro con Dio, ci accorgiamo con stupore, che, Gesù in quel tempo, ed oggi lo Spirito Santo, svolgono l'azione di sanificazione nei luoghi meno appropriati, ma sicuramente dove il bisogno è più urgente e il dolore più forte.
Ed è proprio in questi luoghi di sofferenza che lo Spirito Santo si compiace di essere presente ed essere cura e sostegno ai più deboli tramite persone che magari esse stesse non pensano di fare un servizio a Dio in quanto non credenti o non professanti la fede cristiana.
A queste meravigliose persone deve andare il nostro pensiero oggi ed anche la nostra preghiera a Dio di aiuto e di sostegno per il lavoro che svolgono e per l'impegno che mettono nel praticarlo.
Vi chiedo, dunque, di pregare insieme a me per tutti gli operatori sanitari, per i medici e gli infermieri, che senza sosta si stanno spendendo, a rischio della loro stessa vita, per curare i contagiati dal Covid-19.
Preghiamo anche per i ricercatori che mettono tutte le loro capacità e il loro ingegno a disposizione della scienza per trovare soluzioni.
Preghiamo per le forze dell'ordine che stanno lavorando senza mai fermarsi e poi per tutti i volontari della protezione civile. Per tutti quelli, insomma, che sono sensibili a dare aiuto all'umanità in sofferenza.
La grazia di Dio sia con tutti loro e la protezione divina sia per tutta la nazione.
La benedizione del nostro meraviglioso Dio, nel nome del Suo Figliolo Gesù sia per tutti noi!
AMEN!

Riflessione per la Giornata Mondiale di Preghiera delle donne - 06-03-2020


Pina Giacalone Teresi

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