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16 | 01 | 2021
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avvento2020Pronti a rispondere

Pronti a rispondere Gesù, “germoglio di speranza”: così abbiamo voluto intitolare questa celebrazione ecumenica che ci conduce al Natale, questo culto ecumenico a più voci, questa sera, in questo tempo di Avvento, in questa settimana, tra la terza e la quarta domenica d'Avvento.

Chi mai, tra noi, può dire di non aver sperimentato la SPERANZA, chi mai tra noi non sarebbe in grado di dire che cosa sia la SPERANZA, chi mai tra noi non sarebbe in grado di dare una definizione della SPERANZA? Quanto è usuale, usata, abusata questa parola! SPERANZA: nell'originale greco, ελπισ; il termine, totalmente assente nei Vangeli, è invece molto frequente nel repertorio epistolare, grazie al quale si evince la centralità della SPERANZA nell'esistenza cristiana.

Tuttavia, il versetto sul quale siamo chiamati e chiamate a riflettere, non ci dà una definizione della SPERANZA, tanto meno pretende che siamo noi a darla, non ci domanda se la speranza l'abbiamo oppure no, se l'abbiamo persa o se la desideriamo; nulla di tutto ciò! Il versetto ci interroga esplicitamente da un'altra prospettiva, estremamente interessante, estremamente sfidante: “Siate sempre pronti a rispondere a quelli che vi chiedono spiegazioni sulla speranza che avete in voi”.

Un versetto potente, sorelle e fratelli cari, potente per il suo contenuto articolato e profondamente teologico, sebbene esplicato in pochissime parole: la SPERANZA (in quanto cristiani e cristiane) è in noi, è un dato di fatto, è realtà scontata, non si discute; si tratta di farci trovare sempre pronti e pronte a darne spiegazione a chi ce la chiede. La SPERANZA che è in noi: l'autore di questa lettera non ha dubbi in proposito; la speranza è elemento imprescindibile dell'esistenza cristiana, un cristiano, una cristiana non possono non essere persone “che sperano”, non può essere diversamente. E non perchè persone superficialmente ottimiste (del tipo: speriamo che.....andrà tutto bene....), non perchè persone che fanno dell'ottimismo a buon mercato la loro bandiera, ma in quanto persone che pongono al centro della propria vita Gesù Cristo, “quintessenza” della speranza,

Parola incarnata, incarnazione delle promesse di Dio. La SPERANZA CRISTIANA (di questo stiamo parlando) affonda le sue radici nelle promesse di un Dio fedele, misericordioso, giusto, un Dio di grazia; la speranza cristiana è FIDUCIA nel Dio di Gesù Cristo, la professione di fede in Gesù Cristo è professione della speranza. Il nostro sperare non è esclamare semplicemente “Speriamo!” ma è attendere fiduciosi il compimento delle promesse di un Dio che le ha sempre mantenute le sue promesse, a dispetto delle nostre continue infedeltà. La speranza che abbiamo in noi è una speranza viva, non una fioca sensazione, non una flebile immaginazione, non una semplice illusione: speranza VIVA perchè garantita, perchè non inganna; essa non solo si basa sulla risurrezione di Gesù ma pure sul suo ritorno.

Credere in Gesù Cristo significa porre la nostra fiducia in Lui soltanto: questa è la nostra FEDE, fede che, come leggiamo in un noto passo della Lettera agli Ebrei, “è certezza di cose che si sperano” (Eb11:1). Tutta la vita cristiana si muove e si dipana in questa dialettica, tutta la nostra esistenza (se siamo discepoli e discepole di Cristo) vive della tensione tra il qui ed ora/il non ancora: nel presente siamo immersi e immerse, nel presente siamo chiamati e chiamate a vivere e a testimoniare la nostra fede (e la nostra speranza!), ma....c'è un futuro, che, pur appartenendo a Dio soltanto, riguarda anche noi, riguarda il modo in cui noi oggi, qui ed ora, viviamo la nostra fede e la nostra speranza, un futuro che dà un senso e un significato ad un presente che, senza la prospettiva di quel futuro, rischierebbe di essere soltanto un periodo di non-senso, di sofferenza, di dolore, di desolata disperazione. “Siate sempre pronti a rispondere a quelli che vi chiedono spiegazioni sulla speranza che avete in voi”: essere sempre pronti e pronte a raccontare la propria fede, non per giustificarci, non per difenderci, ma semplicemente per esprimerci riguardo a ciò in cui crediamo; a questo ci esorta l'autore del versetto.

E' una bella sfida! E' un bell'esercizio! Un esercizio che possiamo cominciare a praticare proprio ora, care sorelle e cari fratelli, ora in tempo di Avvento, il tempo dell'attesa: un'attesa non inquietante, al contrario, un'attesa gravida di promesse già in parte compiute; un'attesa gioiosa perchè radicata nella più gioiosa delle certezze, il Signore che viene. E' a questo Signore che viene, che chiediamo in preghiera di essere sempre pronti e pronte a rispondere a quelli che ci chiedono spiegazioni sulla speranza che abbiamo in noi. AMEN

Monica Natali

Celebrazione ecumenica del Natale, MARSALA 15/12/2020 1Pietro 3:15b (versione TILC) (“Siate sempre pronti a rispondere a quelli che vi chiedono spiegazioni sulla speranza che avete in voi”)

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