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16 | 01 | 2021
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2020È venuto Gesù, germoglio di speranza  (Isaia 11,1-10)

Il TIME, la famosa rivista statunitense, in dicembre dedica la sua copertina ad uno tra i personaggi internazionali che si sono distinti nel corso dell'anno.

Questo dicembre la copertina non è stata dedicata ad un personaggio, ma ad un numero.

Su uno sfondo bianco … a caratteri cubitali neri … campeggia (sulla copertina del TIME) un 2020 cancellato da una grossa X rossa ed etichettato come “il peggior anno di sempre”.

Un anno funesto, questo 2020, che ci ha segnato profondamente; un anno che vorremmo davvero poter cancellare, ma che sicuramente rimarrà indelebile nella nostra memoria.

Il testo di Isaia - appena letto - nasce a seguito di uno dei tanti periodi bui della storia di Israele, la minaccia dell’esercito assiro; ma (poniamo attenzione) il testo si erge a canto di speranza per i cuori spaventati e le anime oppresse di Israele.

 

Lo si può constatare sin dalle prime parole di un profeta che sa guardare oltre le tenebre: Spunterà un nuovo germoglio dal tronco di Iesse, l’anziano padre del re Davide.

Solo una tenera ma tenace gemma che non si sarà lasciata vincere dalle asperità di una corteccia ormai rinsecchita, che non si sarà arresa ma che avrà spinto e spinto, attraverso gli annosi anelli creandosi una breccia, riuscirà a venire alla luce.

E allora germoglierà una nuova speranza là dove tutto sembrava perduto.

Niente per tutto il testo sacro può ritenersi definitivamente perduto o impossibile da realizzare.

Non c’è vecchiaia, né sterilità, come non c’è neppure giovinezza, che potrà ostacolare il germogliare della speranza, la nascita di nuove vite.

Quando l’inverno si mostrerà in tutto il suo grigiore e la campagna sarà così brulla che neppure un filo d’erba riuscirà a rizzarsi; quando l’oscurità della notte prenderà il sopravvento sulla luce del giorno e le tenebre sembreranno avvolgere tutto … proprio in quel momento … guardiamo oltre, non disperiamo perché una nuova speranza rinascerà.

Poiché la speranza non si radica al possibile, agli eventi già vissuti, alla logica umana, ma guarda all’impossibile e lo realizza con sprizzi luminosi di creatività e di novità.

Come un banditore di nuove realtà, infatti, il profeta Isaia, nel testo, ci propone un mondo pacificato non abitato dalle ingiustizie, dall’odio e dalla violenza e lo fa conducendoci attraverso paesaggi bucolici e praterie sconfinate dove animali feroci pascoleranno insieme ad animali miti; dove i bambini giocheranno senza paura, tenendosi per mano e intonando le canzoni dei girotondi della pace.

Queste parole - che gli israeliti del tempo recepirono come balsamo benefico nella loro vita, nonostante il periodo drammatico - devono sortire lo stesso effetto nella nostra, perché noi crediamo nel giovane germoglio di Betlemme, il nostro Signore e Salvatore Gesù, del quale stasera ne celebriamo la nascita, e in lui riponiamo la nostra fiducia e la nostra fedeltà.

Egli ci invita a non restare chiusi nel nostro sconforto ma a superare la soglia dell’inquietudine e delle incertezze per aprirci al futuro con audacia e coraggio.

Ricordo che, quando ero molto piccola e vivevo in campagna, nel periodo natalizio con mia madre preparavamo il presepe. Ai miei tempi l’albero di Natale non era stato ancora importato, come tradizione natalizia, dal nord Europa. Di fianco al presepe io e mia madre poggiavamo un ceppo secco che decoravamo di succosi mandarini e grappoli d’uva. Questo stesso gesto erano solite fare molte altre donne nelle loro case, povere come la nostra. Volevamo simbolicamente “forzare” la durezza della vita sperando in un futuro rigoglioso.

È così che dovremmo vivere: attivando nelle nostre vite e nelle vite delle nostre comunità, vere e proprie “forzature di speranza” facendo leva sulla fede nell’Iddio dell’impossibile che fa nuove tutte le cose.

È tempo che ciascuno di noi si adoperi affinché ciò possa realizzarsi in questo nostro momento storico.

Piccole scintille di luce, l’opera di ciascuno di noi, che illuminano i sentieri di questo tempo immerso nell’oscurità, affinché gli uomini e le donne di oggi possano intraprendere, con gioia, il loro personale viaggio verso i luoghi rinverditi della speranza. AMEN!  

past. Pina Giacalone     

 

«Celebrazione Ecumenica del Natale 2020 »

 

Chiesa Madre - 15 dicembre 2020

 

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