;

 


16 | 01 | 2021
Arabic English French German Italian

Statistiche
Visite agli articoli
2839378

Abbiamo 14 visitatori e nessun utente online

Login Form

saraTroppo difficile per il Signore?

Domenica 20 dicembre 2020, Marsala e Trapani SERMONE – Genesi 18:1-2a.9-15

“Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?” (v.14): una domanda cruciale, LA domanda per eccellenza, che emerge dappertutto nella Bibbia e che, fin dai tempi in cui fu rivolta ad Abramo e Sara, attende una risposta.

“Il riso di Sara”: così viene spesso ricordato questo episodio, come se Sara, con il suo riso (non trattenuto) di fronte all'annuncio della sua prossima gravidanza (effettivamente, a viste umane, assurda!) fosse la protagonista del racconto; strano! Sì, strano perchè in realtà, Sara rimane sullo sfondo tutto il tempo, eccetto che alla fine: l'annuncio viene fatto ad Abramo, mentre Sara ascolta indirettamente ciò che la riguarda....è un po', ahimè, il destino di tutte le donne che vivono nelle società patriarcali (e non solo), allora come oggi. Donne mai interpellate in prima persona, donne alle quali non si chiede un parere, donne che semplicemente subiscono le conseguenze di decisioni prese da altri (maschi, naturalmente). Oltretutto, il riso di Sara non rappresenta certo la prima delle reazioni di resistenza di fronte alle promesse di Dio ad Abramo: è già da un po' che Dio promette la discendenza, promette un figlio, ma gli anni sono passati, Sara e Abramo sono ormai vecchi....di fronte all'ennesimo annuncio, Sara ride. Ride di quel Dio inaffidabile che promette e non mantiene, ma non lo fa con ironia, con sarcasmo, la sua è una risata quasi disincantata: lei e Abramo sono ormai abituati alla loro sterilità di vecchi, sono rassegnati al loro futuro, semplicemente non sperano più.

“Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?”: è questa domanda, la domanda che Dio stesso pone, ad essere la protagonista del racconto; il Signore appare ad Abramo, gli annuncia la nascita di un figlio entro un anno e, per tutta risposta, riceve il SILENZIO di Abramo e il RISO di Sara; di fronte al lieto annuncio, all'annuncio della Buona Notizia (la nascita del figlio da sempre promesso in vista della discendenza), Abramo e Sara sono sospettosamente refrattari. La ragionevolezza, la percezione della realtà, il buon senso, l'oggettivo dato di fatto: tutto questo, in Abramo e Sara, è più forte della FEDE nel loro Signore; la promessa divina (in questo caso, di un figlio) è troppo potente, esula dagli schemi esistenziali pensabili ed accettabili, trascende la capacità umana di accoglierla. Avere fede è davvero difficile, la fede può davvero essere scandalosa, non praticabile: accogliere la promessa che il Signore sta nuovamente rinnovando ad Abramo e Sara significherebbe per loro rimettere in gioco l'intera vita, significherebbe una rottura col passato....ora che sono vecchi? Ora che sono presumibilmente al termine della loro vita? Ma chi glielo fa fare!? E Sara ride..

“Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?”: è solo di fronte a quella domanda, che Sara ha paura, e nega il suo riso (“Non ho riso” v.15); e solo allora, il Signore le rivolge direttamente la parola, solo allora Sara esce dallo sfondo del racconto per occupare il primo piano; “Invece tu hai riso!”, le dice il Signore con tono inequivocabile, come a dire, non puoi mentire a me! Al riso di Sara si aggiunge la paura: all'incredulità di fronte alla potenza di una promessa a viste umane infondata (o, se non altro, oltre al tempo massimo), si aggiunge la paura per la consapevolezza di non aver compreso la grandezza di Dio, per non essersi fidati veramente di Dio, l'unico Dio, il Signore, il Dio della promessa. Tutto si risolve? Mah....in realtà, la conclusione del racconto non è risolutiva, rimane come in sospeso; alla fine del brano, Sara e Abramo dubitano ancora; se l'incredulità può risolversi ed esternarsi in una risata, la paura è ben più immobilizzante! Di nuovo, da questo racconto impariamo che il contrario della fede non è tanto l'incredulità quanto la paura; dal riso di Sara e dal silenzio di Abramo impariamo che la fede di per sé non rende possibile tutto ciò che desideriamo. Dal riso di Sara, dal silenzio di Abramo, dai dubbi di entrambi impariamo che l'ambito di quello che chiamiamo IL POSSIBILE è strettamente connesso con l'ambito della PROMESSA di Dio: la fede non è la parolina magica che esaudisce i nostri desideri ma la fiducia totale nelle promesse di un Dio fedele.

“Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore?”: la domanda continua a risuonare, anche per noi, in modo forse ancora più pressante ed esigente di allora; se pensiamo che SI', che c'è qualcosa di troppo difficile anche per Lui, ci condanniamo a vivere in un nostro universo chiuso, prevedibile e, soprattutto, senza speranza. Se proviamo a rispondere NO, accettiamo e riconosciamo innanzitutto la piena libertà di Dio (prima ancora che la sua onnipotenza), ma soprattutto ci affidiamo con piena fiducia alle sue promesse. Care sorelle e cari fratelli, penso che oggi, in questa quarta domenica d'Avvento, ultima domenica d'Avvento, in questo tempo di attesa che ci avvicina ormai al Natale, possiamo provare a rispondere “NO, non vi è nulla che sia troppo difficile per il Signore”, nulla di quanto Lui non voglia per noi, per le sue creature: il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il Dio dei patriarchi, il Dio di Israele, quell'unico e medesimo Dio che attraversa la storia con la sua straordinaria e fedele relazione con l'umanità, questo Dio, in Gesù Cristo, è venuto al mondo, è entrato nella storia del mondo, si è fatto uomo tra gli esseri umani e ha promesso il suo ritorno. E' questo Dio che in Gesù Cristo stiamo aspettando: il riso di Sara e il silenzio di Abramo, sono spesso il nostro riso e il nostro silenzio; il Signore ci aiuti a superare la paura che ci immobilizza. Vieni Signore, ti stiamo aspettando! AMEN

Monica Nataly

 

_______________________________________________________________

 

 

Sunday, 20 th of December 2020 in Trapani - SERMON - Genesis 18:1-2a.9-15

 

“Is there any wonder which the Lord is not able to do?” (v.14): a crucial question, THE real question that we can find everywhere in the Bible, the question that was directed to Abraham and Sarah, the question that still now is waiting for an answer. “Sarah's laugh“: this story is often remembered in this way; in front of the announcement of her next pregnancy (absurd, to human views!), Sarah laughs but she is not the main important actor of the story! The announcement is made to Abraham while Sarah remains on background of the scene and she listens indirectly the news that concern her...this is the women's destiny in the patriarchal societies (and not only), in that time as now. Sarah's laugh is not the first reaction in front of the Lord's promises to Abraham: God promised a son, but time has passed, Sarah and Abraham are old...in front of this announcement, Sarah laughs; but not with irony! Abraham and Sarah are used to their sterility (they are old), they are resigned, they hope no more. “Is there any wonder which the Lord is not able to do?”: the Lord's question is the core of this verses; the Lord appears at Abraham and announces the birth of a son, but the answer is Abraham's SILENCE and Sarah's LAUGH. The Lord's promise is too big, too powerful; it's impossible to receive it! “Is there any wonder which the Lord is not able to do?”: in front of this question, Sarah is afraid and she denies her laugh (“I was not laughing” v.15); laugh and fear; unbelief in front of a powerful and incredible promise, fear for not having trust God, the Lord. Again, from this story we learn that the opposite of the faith is not the unbelief but the fear; from Abraham's silence and Sarah's laugh we learn that what we name POSSIBLE is connected with Lord's PROMISE. “Is there any wonder which the Lord is not able to do?”: the question is for us too; if we answer YES, there is something too difficult also for God, we'll live in our closed world, we'll live without hope. If we try to answer NO, we accept Lord's freedom and we trust his promises. Dear sisters and brothers, I think that today, in this fourth Sunday of Advent, the last Sunday of Advent, we can try to answer “NO, there is any wonder which the Lord is not able to do”: the God of Abraham, the God of Israel, the same God born in Jesus Christ, the God that promised his return. We are waiting for this God: come Lord, we are waiting for you! AMEN

Share

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

AVVISO: I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, si accetta l'utilizzo dei cookie da parte nostra. I nostri sono solo cookie tecnici, ovvero quelli in grado di registrare informazioni per non costringerci a digitarle ogni volta che visitiamo il sito.