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02 | 07 | 2020
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Alessandro sostiene - Il tramonto del sacro

A commento del mio articolo Paolo di Tarso o dell’intransigenza della fede, pubblicato su questo blog in data due febbraio 2016, ho ricevuto le riflessioni della Redazione del sito internet www.valdesi.eu fattemi pervenire dalla gentile Daniela Michelin Salomon. In breve, le critiche che mi vengono rivolte concernono la mia visione laica delle scritture ebraico-cristiane, delle quali, in ottemperanza al mio ruolo ecclesiale, sarei tenuto a professare la sacralità. Vorrei pertanto concentrarmi su due aspetti che, con ogni probabilità, le lettrici ed i lettori di MicroMega daranno per assodati e che, al contrario, sono ancora oggetto di discussione in ambito teologico, anche quando la riflessione si svolga in seno a realtà più aperte alle istanze del pensiero moderno come sono le chiese protestanti storiche.

In prima istanza, voglio sottolineare con fermezza il fatto che le scritture di riferimento della tradizione cristiana andrebbero definitivamente de-sacralizzate: il riferirsi ad esse come all'espressione diretta ed inequivocabile della volontà divina rappresenta un assunto, per quanto diffuso, in tutto e per tutto pre-moderno. Ritenere che i testi biblici siano parola sacra, significa metterli preventivamente al riparo da ogni lettura critica, storico-sociale e psicologica: atteggiamento che restringe in maniera drammatica lo spettro di significati che, al contrario, ogni testo letterario è in grado di aprire ogniqualvolta lo si lasci libero dai lacci della codificazione normativa o dogmatica. Testo è parola che rinvia all’atto della tessitura, il quale va preservato nella sua originaria intenzione creativa e salvaguardato dai tentativi di omologazione che ogni prospettiva dottrinale pone inevitabilmente in essere.

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 logo valdese A proposito della Legge sulle Unioni Civili

Documento approvato all’unanimità dall’Assemblea della  chiesa evangelica valdese di Trapani e Marsala 

La Chiesa evangelica valdese di Trapani e Marsala considera con sgomento il fatto che dalla nuova Legge sulle " Unioni Civili" sia stata tolta la possibilità dell'adozione del "figliastro". Detto in maniera semplice: se uno dei due componenti della coppia omosessuale, al momento della costituzione della "unione civile", ha già un/a figlio/a, l'altro componente della coppia può adottarlo/a. La maggioranza del Senato della Repubblica italiana è stata contraria a questa norma, cioè contraria a garantire una maggiore tutela dei diritti di una bambina o di un bambino all'interno della coppia.

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noninmionomeL’invenzione (nefasta) dello scontro di civiltà

Non che cullassi nell’animo l’illusione che il mio modesto invito alla lucidità venisse preso in benché minima considerazione: certo è che, però, i proclami improntati alla scelleratezza si sono susseguiti in questi giorni di ordinaria follia. Il leitmotiv ricorrente che innerva, accomunandoli, questi insensati pronunciamenti è quello dello “scontro di civiltà” che, a giudizio di molti sedicenti esperti e tuttologi, al contempo teologi, analisti politici e sociologi, si sta consumando. In alcuni casi si tratta degli stessi intellettuali che, con piena ragione, dichiaravano insostenibile la tesi delle radici cristiane dell’Europa e che adesso si presentano quali paladini di una monocultura omologata ed omologante, ripiegata su se stessa e sul proprio malcelato orgoglio che, come insegna la Austen, si accompagna ad un montante pregiudizio verso tutto ciò che rappresenta l’altro da sé.

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meravigliosoDov’è Dio?

“Le mie lacrime son diventate il mio cibo giorno e notte, mentre mi dicono continuamente: «Dov’è il tuo Dio?»”  (Salmo 42, 3)

«Dov’è il tuo Dio?» Questa è la domanda che i nemici di colui che ha scritto questo salmo gli rivolgono in modo beffardo e sprezzante, umiliandolo e ferendolo, proprio mentre egli si trova in uno stato di grande sofferenza, in cui sembra realmente abbandonato da Dio. E questa è anche la domanda che, in fondo, nella sua situazione angosciosa, gemendo e piangendo - le sue lacrime son diventate il suo cibo giorno e notte - egli stesso si pone, esprimendola in quest’altro modo: “Dio mio, Dio mio, dove sei?”

"Dov'è il tuo Dio?" o, semplicemente, "Dov'è Dio?"

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